Sundance 2012, i vincitori

30 gennaio 2012

Sono stati consegnati i premi dell’edizione 2012 del Sundance Film Festival, la kermesse più prestigiosa per quanto riguarda il cinema indipendente americano ed internazionale. Prima di scendere nel particolare di alcuni premi, ricordiamo che nei dieci giorni di festival (19-29 gennaio, Park City, Utah) sono stati presentati 117 lungometraggi, film di vario genere provenienti da 30 Paesi diversi e 45 pellicole di registi esordienti. E ancora: 24 i film in concorso, 64 le prime assolute, così come 64 sono stati i cortometraggi presentati. “Il livello mostrato nelle varie sezioni del festival è stato impressionante” ha dichiarato il direttore John Cooper. Ma zoomiamo sui vincitori… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI


Golden Globes 2012: onore a “The Artist”, sdegno per “The Descendants”

16 gennaio 2012

I Golden Globes 2012 sono stati consegnati. Con l’inevitabile contorno di premi prevedibili (e in parte immeritati) e rare sorprese (senza dubbio meritate). A dominare sono The Artist e The Descendants, che ora se la giocheranno anche sul campo degli Oscar. Ma vediamo nel dettaglio, e con qualche commentino “a lato”, i premi consegnati, vincitori e vinti.

Miglior Film Drammatico: The Descendants – Paradiso Amaro (ri-leggi la mia recensione)
Miglior attore drammatico: George Clooney per The Descendants
Il commento è unico per entrambi i premi: sono sdegnato! Ho visto il film al 29TFF è l’ho trovato davvero mediocre, algido, gracilino, retorico, così come la prova di Mister Fastweb è ingessata, forzata, faticosa, a tratti ridicola. Il film sarà nelle sale italiane da metà febbraio… così potrete poi dirmi la vostra. Premi annunciati? Sì, certamente. Ma un po’ d’amaro rimane non in paradiso, ma in bocca, considerando che tra i film in nomination c’erano anche Moneyball, Le Idi di Marzo e War Horse, mentre tra gli attori Michael Fassbender (per Shame) e Ryan Gosling (per Le Idi di Marzo).

Miglior attrice drammatica: Meryl Streep per The Iron Lady. La signora di Madison County è riuscita a sbaragliare delle validissime concorrenti come Tilda Swinton per E ora parliamo di Kevin, ma soprattutto l’acclamata Gleen Close per la performance “en travesti” in Albert Nobbs. Applausi.

Miglior film comico/musical: The Artist (ri-leggi la mia recensione)
Miglior attore comico/musical: Jean Dujardin per The Artist
Il commento è unico anche in questo caso: lode, onore e gloria a Michel Hazanavicius. Premio stra-meritato, uno scroscio d’applausi da parte del sottoscritto. Non aveva concorrenti all’altezza, anche se, per il miglior attore, una mezza lacrimuccia scende per la prova di Joseph Gordon-Levitt, candidato per 50/50. Ma quella di Dujardin è la prova della vita e la statuetta poteva portare solo il suo nome. The Artist ha inoltre vinto il premio come Miglior colonna sonora… anche questa super-meritato!

Miglior attrice comico/musical: Michelle Williams per My Week With Marylin. Ne è passata d’acqua sotto i ponti di Dawson’s Creek

Miglior regista: Martin Scorsese per Hugo Cabret. Il grande vecchio from New York ha ancora molto da insegnare e sperimentare… lunga vita a Martin!

Miglior attrice non protagonista: Octavia Spencer per The Help (nelle sale italiane dal 20 gennaio 2012)
Miglior attore non protagonista: Christopher Plummer per Beginners
Due film certamente da vedere…

Miglior sceneggiatura: Woody Allen per Midnight in Paris. Una statuetta meritata per una sceneggiatura notevolissima. Speriamo che serva come sprone a Woody per continuare su questa via brillante, briosa, vitale…

Miglior film straniero: Una separazione di Asghar Farhadi. Un grandissimo film, che sconvolge ed emoziona. Lotterà con le unghie e con i denti per aggiudicarsi anche l’Oscar…

Miglior film animato: Le Avventure di Tintin: il Segreto dell’Unicorno di Steven Spielberg.

Adesso cresce l’attesa per la notte degli Oscar, che andrà in scena il 26 febbraio. Ma prima c’è una domanda ben più importante: e voi come la pensate? Concordate con i premi assegnati e i miei giudizi??


# 6 – Venezia 68: i premi assegnati tra prevedibilità, merito, stupore e sdegno!

11 settembre 2011

Venezia 68 ha chiuso i battenti e i premi sono stati consegnati tra stupore e sdegno. Alcuni, “annunciati” e prevedibili, sono diventati realtà, ma non sono mancate le sorprese, che in alcuni casi fanno stracciare le vesti. Ecco quindi qui di seguito i vincitori con relativo commento onesto e spietato accanto:

Leone d’Oro (miglior film) a Faust di A.Sokurov: direi inaspettato, considerando che i più quotati erano Shame e Killer Joe. Senza dubbio un’opera maestosa, affascinante, non per tutti i palati. Probabilmente l’animo oscuro e torbido del buon Darren è stato attirato dal “diabolico” di questa storia scritta da Goethe.

Leone d’Argento (miglior regia) a Shangjun Cai  per il film People mountain people sea: un’opera discutibile, sulla quale già mi sono pronunciato in un post precedente. Macchina fissa, pianisequenza a gogo, non-sense. Tutto il resto è noia. Un premio inspiegabile se paragonato alle trovate registiche di Abel Ferrara o della Satrapi…

Premio Speciale della Giuria a Terraferma di E.Crialese: ci può stare. E’ un nuovo riconoscimento per un regista che nel 2006 vinse il Leone d’Argento per Nuovomondo. Anche se allo stesso tempo ha il sapore del “contentino” al cinema italiano in concorso…

Coppa Volpi maschile (miglior attore) a Michael Fassbender per il film Shame di S.McQueen: premio annunciato, prevedibile, ma meritato. Dispiace solo che non l’abbia potuto ottenere (anche) Matthew McConaughey, che con la perfomance in Killer Joe ha dato una svolta alla sua carriera, lasciandosi alle spalle le solite commediole fru-fru dove interpreta il latin lover delle teenager…

Coppa Volpi femminile (Miglior attrice) a Deanie Yip per il film A simple life di Ann Hui: giusto e meritato. Ha vinto la sua prova sincera, quotidiana, composta su quella virtuosistica (e che io quotavo come vincitrice) di Keira Knightley per A dangerous method di Cronenberg.

Premio Marcello Mastroianni (miglior giovane attore/attrice emergente) a Shota Sometani e Fumi Nikaido per il film Himizu di Sion Sono: sacrosanto! La coppia stupisce, scuote, convince! Il premio ci sta tutto, anche a rappresentanza di uno dei film più belli della Mostra…

Osella per la miglior fotografia a Robbie Ryan per il film Wuthering heights di A. Arnold

 Osella per la migliore sceneggiatura a Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il film Alpis: su questi ultimi due film vincitori non mi pronuncio poichè non sono riuscito a vederli…

Restano a bocca asciutta vari film meritevoli: The Ides of March, Killer Joe,Poulet aux prunes, Carnage… che dire… ritentate, sarete più fortunati!!

p.s. la Mostra del Cinema di Venezia si è conclusa, ma i miei post sui film visti no. Nei prossimi giorni continuerò quindi a postare commenti, pensieri, appunti su questa 68esima edizione…


# 5 – Venezia 68: i miei vincitori!!

10 settembre 2011

Tra poche ore avrà luogo la premiazione della 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Chissà cosa avrà deciso la giuria presieduta dal mitico Darren Aronofsky. Soffiate non ce ne sono, è tutto molto incerto e quindi eccitante.

Vi propongo però qui di seguito i miei vincitori! Non quelli che secondo me Darren&Co. faranno vincere, ma quelli che io vorrei vincessero, i miei preferiti, quelli che mi sono piaciuti di più. Pronti??? Eccoli:

Leone d’Oro (Miglior Film): Himizu di Sion Sono

Leone d’Argento (Miglior Regia): Abel Ferrara per 4:44 Last Day on Earth

Leone speciale: A simple life di Ann Hui

Coppa Volpi maschile (Miglior attore): Matthew McConaughey per Killer Joe

Coppa Volpi femminile (Miglior attrice): Keira Knightley per A Dangerous Method

Osella Miglior sceneggiatura: The Ides of March

Osella Miglior fotografia: Poulet aux prunes

Premio Mastroianni (Miglior attore giovane): Shota Sometani per Himizu


David di Donatello 2011: vincitori e vinti, becchi e bastonati. Il cinema italiano tra merito e farsa

9 maggio 2011

Miglior film a “Noi credevamo” di Mario Martone

Anche per quest’anno i David di Donatello sono stati consegnati. Con contorno di polemiche già al momento della comunicazione delle nomination. In quel tempo evitai di commentarle nell’attesa di vedere se, al momento del “and the winner is…”, saremmo passati dalla padella alla brace. Così, purtroppo ma anche prevedibilmente, è accaduto. Non starò a ridire tutti i nominati o tutti i vincitori. Per questo vi rimando a spulciare nel web. Farò solo alcune considerazioni.

 

Miglior film e miglior regista rispettivamente a Noi credevamo di Mario Martone e Daniele Luchetti per La nostra vita, sono meritati ma allo stesso tempo suonano come una sorta di “premio alla carriera”. Certamente però non sono interscambiabili, poiché Luchetti dimostra grande personalità con una mdp mossa che sta epidermicamente addosso ai suoi personaggi, col fiato sul collo, come un testimone scomodo. Cmq sia un po’ di dispiacere rimane per Una vita tranquilla, certamente uno dei più bei film made in Italy dell’anno (lunga vita a Claudio Cupellini!).

Nella categoria “miglior regia” qualcuno mi deve spiegare perché figurano Genovese e Miniero, e non Michele Placido (Vallanzasca), Stefano Incerti (Gorbaciof), Pupi Avati (Una sconfinata giovinezza). Quest’ultimo è il vero dimenticato di questa edizione. Nessuna nomination. Uno zero spaccato e ingiustificato, considerando il suo bellissimo film (essendo stato il suo più grande flop, i pochi spettatori che come me l’hanno visto saranno d’accordo con il mio giudizio).

E manca anche Andrea Molaioli con il suo Gioiellino (ricordo solo che con La ragazza del lago nel 2008 fece razzia di premi… e ora ce lo siamo già scordato!?!?).  

 

Arriviamo alla prima nota debole. Mi straccio con sdegno e costernazione le vesti di fronte alla vittoria di Paola Cortellesi come miglior attrice protagonista per il filmettino Nessuno mi può giudicare. Non c’è davvero più religione. Non dico Isabella Ragonese (sempre più bella e sempre più brava, senza dubbio una delle mie preferite, lo confesso) che muore dopo 10 minuti in La nostra vita, ma fossi stato al posto di Alba Rohrwacher e Sarah Felberbaum, candidate nella cinquina per La solitudine dei numeri primi e Il gioiellino, mi sarei alzato imbufalito nero e avrei sbattuto la porta del teatro. Insomma, è di cinema che stiamo parlando! Premiamo un’attrice vera! E non una brava comica televisiva prestata alla commediola!

Sul miglior attore protagonista niente da dire. Strabiliante la prova di Elio Germano, così intensa da far scolorire l’ottima performance di Kim Rossi Stuart nei panni del bandito gentiluomo Vallanzasca. Anche se nella cinquina manca incredibilmente il profondo Toni Servillo di Una vita tranquilla. E’ pura fantascienza essersi scordati di lui, quando invece è stato inserito Antonio Albanese per la trasposizione cinematografica del suo Cetto La Qualunque. E se non lo volevamo per il film di Cupellini, c’era Gorbaciof volendo. Dimenticanza che non merita perdono! Così come quella di Fabrizio Bentivoglio per Una sconfinata giovinezza.

Elio Germano, Rocco Papaleo, Paola Cortellesi

Tralascio la categoria “miglior attrice non protagonista”. Mentre mischio gioia e tristezza per il “miglior attore non protagonista”. Il premio è andato allo spassoso Giuseppe Battiston, ciliegina sulla torta del mediocre La Passione di Mazzacurati. Ed è un premio meritato. Però, potendo, ne avrei lasciato un pezzettino a Francesco Di Leva, inestimabile in Una vita tranquilla.

Trovo offensivo aver lasciato a becco asciutto Teho Teardo (Il gioiellino) come miglior musicista, andando a premiare invece il duo Marcotulli/Papaleo per Basilicata Coast to coast.

Mi strappo i capelli anche per il premio al miglior montaggio, andato ad Alessio Doglione per 20 sigarette, quando è clamorosamente degno addirittura di un Oscar il lavoro compiuto da Consuelo Catucci per Vallanzasca. Chi lo ha visto, sarà certamente d’accordo con me!

Il miglior regista esordiente è Rocco Papaleo per Basilicata coast to coast, film che ho letteralmente adorato fino a sognare una simile zingarata estiva nel meridione, ma che forse poteva lasciare il posto a Edoardo Leo e al suo 18 anni dopo. E perché è rimasto nel dimenticatoio Ascanio Celestini col suo La pecora nera? Misteri privi di risposta!

La sceneggiatura va alla coppia Martone-De Cataldo. Quest’ultimo ormai, dopo Romanzo Criminale di Palcido, è asceso nell’olimpo dei grandi sceneggiatori italiani, e questo premio lo dimostra. Ma anche in questo caso verso una lacrimuccia per lo sconfitto trio di autori del film di Cupellini. Davvero una gran bella storia. Punto e basta.

 

Insomma, più ombre che luci in un’edizione degli Oscar italiani dimenticona, fatta con i piedi, che ha privilegiato le commediole e dimenticato il cinema d’autore. In questo modo si premia il botteghino, non la qualità. Due fattori che, spesso, come anche sanno i bambini, non vanno di pari passo.


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