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“Falene”: taralli a Paris in un noir grottesco e indipendente

Se ne stanno lì, in giacca e cravatta, sotto un lampione del porto di Bari, a parlare di tutto e niente, del più e del meno, passando senza soluzione di continuità da puttane redente a cefali e spigole, da Jacques Prevert a Giuseppe Verdi, da amore fisico ad amore mentale, da “femmine fatte come femmine” a mani da (non) stringere ai parigini padroni di cani. Aspettando un Godot che arriverà e ne buscherà di santa ragione in nome di un’impresa infantile quanto irrinunciabile. Protagoniste due falene antropomorfe interpretate dalla strana e straordinaria coppia Totò Onnis e Paolo Sassanelli.

Scritto da Andrej Longo, Falene di Andres Arce Maldonado è un’opera che solo il cinema indipendente poteva partorire. Cinema della parola di forte impianto teatrale, Falene diverte, portandoci a ridere dell’assurdo e del surreale come raramente capita. Memorabile la sequenza in cui si progetta la vendita di “taralli” sui boulevard di Paris. Campo-controcampo e campi lunghi si alternano a zoomate improvvise sui volti dei due personaggi che, anche grazie all’ottimo montaggio di Gabriella Cristiani (premio Oscar nel 1987 con L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci), mischiano smorfie da tragedia greca a boccacce leonine, risate soffocate e liberatorie a dubbiosi sguardi in cagnesco. E sono i dialoghi a far da pradroni, per di più in un barese che rende tutto più grottesco ed esilarante, barese senza il quale saremmo a parlare di tutt’altro film (ben più noioso). Un non-contenuto che si fa contenuto, su un palcoscenico buio che puzza di pesce e che s’illumina sono nell’ultima sguarcio di film.

E’ proprio su Enzo e Tonino, ovvero Onnis e Sassanelli, che si regge l’intera opera. Una performance eccezionale, che colma le lacune di una regia ancora grezza, incerta. Maldonado serve i suoi attori, si affida a loro, alla loro abilità. Così bravi che talvolta ci sembrano recitare “a canovaccio”, liberi da una sceneggiatura stesa a tavolino, come trascinati da un’improvvisazione cosciente da comici dell’arte (dell’assurdo).

Nonostante quindi alcune inevitabili sbavature ed un finale che sa di raffazzonato con un improvviso quanto stonato turning point che tronca la vicenda, Falene è un film da sostenere, segnale di un cinema che sa abbandonare le vie battute per intraprendere quelle strette, ghiaiose, non asfaltate, faticose, che conducono a giardini meravigliosi destinati solo a pochi capitani coraggiosi. Onore quindi a Distribuzione Indipendente per aver intrapreso quest’avventura che, per fortuna, propone film-pecore nere in uno sterminato gregge di pecore bianche. Perché il nero, come quello indossato dalle falene, paradossalmente fa colore e brilla di luce (parigina) nel grigio piattume del cinema italiano di oggi. Quella luce che attrae Enzo e Tonino, ma anche tutti noi.

“Se sei così ti dico sì”: non è la solita commedia italiana

Sin da piccoli ci insegnano che non si giudica un libro dalla copertina. Copertina che nel caso di Se sei così ti dico sì fa rima con titolo, locandina, attrice protagonista. Si deve gettare il cuore e l’occhio oltre un titolo da fiction di bassa lega per famigliole Barilla riunite sul divano, una locandina da commedia sentimentale fru fru tutta nasino-nasino e la presenza sul grande schermo della sexy poliziotta Tim Belen Rodriguez. Oltre l’incontro a prima vista, Se sei così ti dico sì non è la solita commedietta (all’) italiana. Ha qualcosa di più. Di diverso.

Eugenio Cappuccio, 4 anni dopo Uno su due, torna a raccontarci di un uomo che la vita pone ad un bivio proprio quando crede di non aver più niente da scegliere per l’avvenire. Piero Cicala (Emilio Solfrizzi) è un Tony Pisapia sorrentiniano da tempo giunto in fondo al suo viale del tramonto. Sciatto, stempiato fuori e dentro l’anima, con la pelle riarsa dalla salsedine, si è ritirato nel paesino pugliese di Savelletri. Ma un giorno la Tv bussa alla sua porta. Un treno da prendere o lasciare che condurrà “il cantante”, come lo chiamano i suoi compaesani, verso una nuova giovinezza in seguito all’incontro con la star del momento Talita Cortès (Belen Rodriguez).

Un’opera intensa, che sorprende, affascina, coinvolge, procedendo senza strappi o ellissi disorientanti. Pregevole la prima lunga parte di introspezione, divertente e riflessiva la seconda dopo il ritorno on stage. Eugenio Cappuccio dirige con polso fermo un magnetico Emilio-faccia-di-gomma-Solfrizzi, versatile nel passare in rassegna con fluidità ogni sentimento che alberga nel suo impacciato non-Elvis dai bottoni color madreperla. Al suo fianco una bella e brava Belen Rodriguez, perfetta nei panni di una viziata e altezzosa Lolita di fama mondiale, capace addirittura di raggiungere i lucciconi durante il momento più commovente del film. Fanno loro da cornice una gelida Iaia Forte che ritroviamo dopo la focosa performance tra i babà di Tris di donne & abiti nuziali, un misurato, mai invadente e per questo funzionale Fabrizio Buompastore e un teatrale Totò Onnis.

Il tutto condito da una colonna sonora eclettica, che mischia sonorità ventose e subacquee da baia meridionale ad una sfiziosa marcetta da banda di provincia, dolci tunz tunz da disco dance alla commovente Amami di più dal sapore commerciale e radiofonico, perfetta da dedicare alla fidanzatina di turno.

Pur privo del brio scanzonato di Notting Hill e Scrivimi una canzone ai quali richiama, e con qualche evitabile skatch comico di livello infantile, è una commedia crepuscolare, agrodolce, fuori dal coro, che conduce senza fronzoli caramellati al largo dei sentimenti, spiazzandoci continuamente fino ad un finale aperto. Come il mare. Io, te e il mare.

Leggilo anche su http://www.cinemonitor.it

Esclusivo! Video intervista a Eugenio Cappuccio, regista di “Se sei così ti dico sì” – roba per veri onesti e spietati!

Classe 1961, allievo e assistente alla regia di Federico Fellini, regista di uno dei corti italiani più premiati dagli anni Novanta ad oggi, Il caricatore, e attento indagatore dell’uomo posto su un continuo banco di prova. Chi è? Stiamo parlando di EUGENIO CAPPUCCIO, che dopo Volevo solo dormirle addosso e Uno su due, torna al cinema con Se sei così ti dico sì, nelle sale da oggi 15 aprile 2011. E all’anteprima stampa romana l’Onesto e Spietato c’era, of course (il perchè è una lunga storia che merita un post ad hoc)! E Cappuccio ci ha regalato una breve ma intensa intervista tutta per noi! Un vero inedito, una vera chicca! Il tema della scelta nel film, come è stato lavorare con Emilio Solfrizzi e Belen Rodriguez, cosa pensa del rapporto cinema-web e una esclusiva anticipazione sui suoi progetti futuri! Di questo abbiamo parlato nella video intervista che segue! Buona visione!