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Maggio al cinema: spunti, linee di tendenza e qualcosa di più…

Mese di maggio movimentato e tutt’altro che sonnacchioso, considerando che la stagione cinematografica volge ormai al tramonto. Si sono infatti verificati alcuni casi cinematografici molto interessanti. Parliamo quindi in questo post di tre argomenti: il dominio del cinema francese, un “fuoriclasse” al botteghino e lo streaming legale gratuito.

In merito al primo blocco tematico, ovvero la qualità e la quantità di france cinèma, c’è da segnalare come questo sia stato in primis frutto, seppur sulla lunga distanza, della vittoria a fine febbraio di ben 5 premi Oscar (tra cui miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista) da parte di The Artist di Michel Hazanavicius. Un film che ha rilanciato il cinema francese in Italia, oltre ad averci presentato un nuovo grande divo: Jean Dujardin. Parallelamente un altro grosso traino è stato il successo di Quasi amici di Eric Toledano e Olivier Nakache, che già in data 26 marzo, dopo cinque settimane di inamovibile presenza sui nostri schermi, è diventato il film francese più visto di sempre in Italia, surclassando il record che fino a quel momento era detenuto da Il quinto elemento di Luc Besson (che da quindici anni si gongolava dei suoi 8.777.053 euro incassati). A fine marzo gli incassi di Quasi amici toccavano poco più di 9 milioni e mezzo di euro, saliti oggi a più di 14 milioni e mezzo.

Su questa scia si sono inseriti nella programmazione italiana Piccole bugie tra amici di Guillaume Canet, film validissimo che però non ha bissato il successo avuto in madrepatria, Ciliegine di Laura Morante, opera d’esordio di un’attrice italiana con cast e produzione tutta d’oltralpe, che ha stupito chiunque arrivando ad incassare in 6-7 settimane (da metà aprile) ben 717.000 euro, cifra toccata anche da Il primo uomo (che in originale suona Le premier homme) di Gianni Amelio, di produzione franco-italo-algerina con un cast artistico e tecnico dominato da figure francesi.

Di rincorsa sono apparsi on screen Gli Infedeli dell’accoppiata Dujardin-Lellouche, Tutti i nostri desideri di Philippe Lioret, Special Forces – Liberate l’ostaggio di Stephane Rybojad e Sister della franco-svizzera Ursula Meier, da molti acclamata come l’erede dei fratelli Dardenne. Tutti film che sono sintomo di un cinema francese vivo e vitale, capace di toccare più generi, attrarre pubblico e ammaliare la critica, votato, in alcuni casi (vedi Piccole bugie tra amici e Gli infedeli), ad essere sempre meno francese e sempre più europeo nello stile registico.

Per rimanere in tema botteghino, non possiamo trascurare il grande successo (un vero fulmine a ciel sereno!) di To Rome with Love di Woody Allen, che, pur stroncato con durezza dalla critica (e anche da Carlo Verdone pochi giorni fa), ha incassato più di 7 milioni e 700 mila euro, ovvero qualcosa d’incredibile e assolutamente non programmabile dopo il successo di Midnight in Paris. Chissà, forse il romantico e nostalgico pubblico nostrano è stato richiamato dal fascino della città eterna e dal ritorno in scena dell’occhialuto maestro della comicità americana a 6 anni dalla sua ultima apparizione in Scoop.

 

Chiudiamo con una nota di merito per il cinema italiano. Maggio è stato il mese del piccolo grande caso cinematografico di Isole di Stefano Chiantini, uscito in poche copie nei cinema, ma cliccatissimo online. Il film, prodotto dal lungimirante e illuminato Gianluca Arcopinto, è stato infatti per 5 giorni in streaming legale gratuito su Repubblica.it e ha totalizzato 70 mila visualizzazioni. Ora chiunque sa bene che vedersi un film gratis e da casa è molto più semplice che andare al cinema e tirare fuori dal portafoglio 7,50 euro. Ma ragionando per assurdo con calcolatrice alla mano, se tutti questi spettatori avessero visto il film non al pc ma sul grande schermo, sarebbero stati ben 525 mila euro d’incasso, ovvero una cifra di grande rispetto coi tempi che corrono. Il campanello d’allarme lanciato da Isole è quindi vigoroso e c’invita a riflettere con attenzione sulle sorti del cinema italiano indipendente (e non solo) che, per raggiungere il pubblico che merita, deve re-inventarsi su canali comunicativi non proprio main-stream(ing)…

I post più letti: gennaio-marzo 2012

Cari amici, ho deciso di inaugurare questa nuova piccola rubrica trimestrale nella quale, all’interno di un unico post, segnalo e ripropongo quali sono stati i post più letti e interessanti in un determinato arco di tempo.

Ecco, in ordine sparso, i migliori post del trimestre gennaio-febbraio-marzo 2012:

 Distribuzione Indipendente, il cinema è on demand su Own Air

 “J.Edgar”: il passo falso di Clint

Nanni Moretti presidente di giuria a Cannes 2012! L’apice di una grande carriera!

“Hunger”: sinfonia per i cinque sensi

Videorecensione del film “The Help”

Scoop esclusivo! Il vero Gatto con gli stivali pizzicato in relax…

“17 ragazze” vietato agli under 14. Della censura e dell’ipocrisia…

“Quasi amici”, qualcosa di più di una semplice commedia

 “17 ragazze”: l’utero è mio e lo gestisco io

“Quasi amici”, qualcosa di più di una semplice commedia

Francese d’origine, non francese nei toni. Quasi amici di Olivier Nakache e Eric Toledano si svincola con agilità e apprezzabile brio da quel clichè secondo il quale la commedia francese è noiosa, spocchiosa, elitaria. Si presenta come un film dal respiro “europeo”, eclettico, capace di mischiare intonazioni e umori, frammenti di genere e semplice profondità dei contenuti.

La strana coppia formata da un immigrato senegalese molto “scialla!” e “ti stimo fratello” e un paraplegico miliardario con un’apparente puzza sotto al naso colpisce con sensibilità i nostri cuori sin da subito. Ma non è il solito film etico-morale, baci e abbracci, melenso, con insegnamenti sulla vita, che finisce a tarallucci e vino. Quasi amici è un’altra cosa, è molto di più. E proprio in quel “quasi” del titolo italiano, possiamo rintracciare quella ambivalenza, sdoppiamento, convivenza di anime opposte e complementari all’interno del film. Due piatti della bilancia che, in prima battuta, percepiamo nell’accostamento di questi due personaggi così diversi, interpretati in modo straordinario da Francois Cluzet e Omar Sy. Il primo lavora tutto di mimica facciale e intonazione della voce. Ci riesce con invidiabile intensità. Il secondo è l’idolo della sala. La sua vitalità è contagiosa, quella sua boccata di denti bianchi ci sta subito simpatica, ben sopportata da sguardi degni di un western.

Ma questo doppio binario si fa concreto nell’accostamento di comicità che ci conduce, dal ridere, alle lacrime (memorabile lo skatch al Teatro d’Opera con “vegetale canterino”… ma non dico altro!) e di riflessione interiore del personaggio di Driss nel suo staccarsi dalla famiglia allargata che lo ha cresciuto. Allegria e introspezione che ritroviamo nella colonna sonora: le trascinanti musiche di Ludovico Einaudi (che ricordiamo in ambito cinematografico in La fine è il mio inizio) ci fasciano corpo e testa verso un mondo onirico ed esistenziale che scorre fluido ed incessante; a far da contrappunto ci sono inserimenti funk e dance come September e Boogie Wonderland degli  Earth, Wind & Fire. Terzo altare, impossibile da trascuare, è la musica classica, che ricorre ampiamente con Vivaldi, Haendel, Telemann, ecc.

Concetto di mixage che ricorre anche nei generi: l’inizio dai toni molto noir, stoccate da humor britannico, affiancamento di tragedia e comicità da commedia all’italiana anni Sessanta.

Concludendo, Quasi amici è quindi molto di più di un semplice successone d’incassi che, in Francia, ha portato al cinema 17 milioni di spettatori. E’ un’opera composita, omogenea e eterogenea allo stesso tempo, che piace a tutti e sa solo farsi amare. Una commedia fuori dal coro che porta una brezza di novità che ci fa bene respirare, che cura tristezza, malinconia e sinusite (ma sì, esageriamo!). Terapeutica, spirituale, ridanciana.