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Oscar 2013: “Argo” piglia tutto! Commenti semifreddi sull’ambita statuetta…

argo

Largo ai giovani e talentuosi! La notte degli 85esimi Academy Awards incorona Ben Affleck: è il suo Argo il Miglior Film. Ne consegue con chiarezza come Spielberg, in gara con Lincoln per ben 12 statuette, abbia fatto il suo tempo. I dinosauri si sono estinti anche ad Hollywood. Stessa triste sorte era toccata allo scorso War horse. Per lui la storia si ripete, ma per altri una nuova era è cominciata, o almeno si spera…

Ma vediamo nel dettaglio gioie e dolori, successi meritati e successi pilotati della lunga notte degli Oscar:

Argo: “un’opera matura, solida, granitica, di cuore e nervi saldi. Una di quelle pellicole che, forse facendo un passettino più lungo della gamba, ci fa affermare quanto Ben Affleck dietro la macchina da presa sia un “autore” sfaccettato e versatile” (così sostengo nella recensione che scrissi sul film). Ora possiamo togliere le virgolette: Ben Affleck è davvero ottimo autore di ottimo cinema!

Miglior regia ad Ang Lee per Vita di Pi. Non ho visto il film, però il premio suona un po’ di inspiegabile routine. Sarebbe stato troppo audace, per i signorini imbellettati di Hollywood, premiare la regia mossa, vivace e verace di Benh Zeitlin per Re della terra selvaggia

Miglior attore protagonista è Daniel Day Lewis per Lincoln. C’è poco da commentare: è semplicemente il più grande attore americano degli ultimi dieci anni. E vince a mani basse, accerchiato da colleghi che paiono candidati-fantoccio messi lì a fare volume…

Migliore attrice protagonista è Jennifer Lawrence per Il lato positivo. Dopo il Golden Globe, il premio era nell’aria. La giovane sa il fatto suo e ha fatto presto a conquistare tutti dai tempi, assai vicini, di Un gelido inverno. Ora per lei è sbocciata la primavera!

Dispiace per Jessica Chastain, straordinaria in Zero Dark Thirty. Chi l’ha vista in Wilde Salomè con Al Pacino sarà d’accordo con me nel definirla una delle migliori attrici americane degli ultimi anni!

E una lacrimuccia cade anche per Emmanuelle Riva (Amour), per la quale la statuetta dorata avrebbe avuto i rintocchi di un sano premio alla carriera.

Oscars 2013 Daniel Day-Lewis Jennifer Lawrence Anne Hathaway Christoph Waltz

Miglior attore non protagonista: Christoph Waltz per Django. Il premio ci sta. Ora attendiamo di vederlo in una parte nuova, diversa, che si discosti dalla solita faccetta da schiaffi che incanta facilmente il pubblico… Un premio meritato, che però non sarebbe giunto nelle sue grinfie se fosse stato candidato (anche) Leonardo DiCaprio, vero non plus ultra del film di Tarantino.

Miglior attrice non protagonista: Anne Hathaway per I miserabili. Non ho visto il film, ma il premio puzza di contentino per un musical kolossal costato tante pagnotte e diretto da uno dei più sopravvalutati e protetti registi d’oltreoceano: Tom Hopper. Diciamocelo: director mediocre e miserabile (come ben già s’intuì dall’oltremodo incensato Il discorso del re).

Miglior sceneggiatura originale a Django. Non sono d’accordo. Come sapete dalla mia recensione, ho trovato lo script deboluccio, a tratti rachitico. Avrei invece consegnato il premio a Zero Dark Thirty che ci regala una sceneggiatura pulsante e ricca di tensione pescata tra il thriller e il reportage d’inchiesta.

Miglior sceneggiatura non originale ad Argo. Meritatissimo!!

Miglior film straniero: Amour di M. Haneke. Si sapeva, e il premio ci sta tutto.

Per tutti gli altri premi rimando al seguente link: QUI

Attendo i vostri commenti… :D

Oscar 2012: noia e merito in una premiazione da copione

Tutto come da copione. Nessun colpo di scena, nessuna entrata a gamba tesa. Le previsioni sono state rispettate. C’è da dire che se un film un premio se l’è meritato, si accetta di buon cuore anche la previsione diventata realtà. Ma un brivido, un coccolone sulla poltroncina ci poteva anche stare.

A compiere un saccheggio delle ambite statuine dorate è The Artist, che si è aggiudicato 5 premi: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista con Jean Dujardin, miglior colonna sonora e migliori costumi. Cinque sono i premi anche per il favoritissimo Hugo Cabret di Martin Scorsese. Ha infatti vinto l’ academy award per categorie più “tecniche”, ovvero effetti speciali, montaggio sonoro, fotografia, sonoro, e scenografia (firmata dalla coppia italiana Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo).

Vogliamo commentare? Commentiamo! Dunque… il film di Hazanavicius merita onore e gloria. Nulla da dire su miglior film, miglior colonna sonora e migliori costumi. In merito alla regia cade una lacrimuccia per Martin Scorsese, grande vecchio che poteva essere premiato, oltre che per la straordinaria e costante maestria, anche per l’essersi approcciato, alla veneranda età di 70 anni, al 3D.

In merito all’attore protagonista sono strafelice che non lo abbia vinto mister Nespresso, George Clooney, che ho trovato goffo e ridicolo in The Descendants. Dujardin, bello e impossibile, è splendido, magnetico, fin troppo intenso. Quindi merita il premio. Ma Brad Pitt non m’era dispiaciuto in Moneyball

La colonna sonora di Ludovic Bource per The Artist è divina, di quelle che restano in testa e ci fanno ondeggiare per strada una volta usciti di sala. Un’operazione vintage perfettamente riuscita!

Passando alla fotografia, credo invece che la meritasse The Tree of Life. E questo è forse l’unico piccolo colpo di scena della cerimonia. La cura visiva di Terrence Malick è impareggiabile, maniacale, certosino all’inverosimile. Ma chissà, forse lo sborone texano rimane antipatico (per usare un eufemismo!) anche ai suoi colleghi americani… si consolerà stringendo nel sonno la Palma d’Oro vinta a Cannes…

Sul montaggio sonoro avrei poi premiato Drive. Ma cosa ci vogliamo aspettare dagli academy che già lo hanno “dimenticato” in tutte le altre cinquine. Refn non poteva gareggiare per la miglior regia? Certo che sì! E avrebbe anche vinto!

Meritato e annunciato da secoli l’Oscar al miglior film straniero al mio adorato Una separazione di Asghar Farhadi. Era una gara senza concorrenti!

Miglior sceneggiatura originale a Midnight in Paris di Woody Allen. Puntavo sul film iraniano, ma in fin dei conti la pellicola di Woody è valida, ed è una delle poche sue che mi è piaciuta… :D

Miglior attrice protagonista a Meryl Streep per la sua performance in The Iron Lady. Viola Davis era intensa ma priva del balzo per acchiappare la statuetta, mentre Glenn Close è rimasta ingessata nella sua prova grande ma inespressiva da “uomo bicentenario” in Albert Nobbs. Meryl Streep, con quella sua acconciatura da Dracula e i dentini leggermente in fuori, morde la statuetta con pieno merito.

Nella categoria “attore/attrice non protagonista” hanno vinto l’82enne Christopher Plummer per Beginners (è l’attore più anziano a ricevere il premio) e la grassoccia ed esilarante Octavia Spencer per The Help.

Per i premi restanti rimando a questo link.

Oscar 2012: nomination, previsioni e cornetti rossi…

Sono uscite le nomination per gli Oscar 2012. E salta subito agli occhi come i super quotati siano Hugo Cabret con 11 nomination e The Artist con 10. Le stauette saranno consegnate il 26 febbraio. E’ quindi ora giunto il momento di commentare le cinquine (e in alcuni casi qualcosa di più), azzardando vincitori o quantomeno lanciare nella corsa e difendere il proprio candidato preferito. Vediamo ciascuna delle principali categorie, con commento a seguire.

Miglior film
- The Artist
 - The Descendants – Paradiso amaro
 - Molto forte incredibilmente vicino
 - The Help
 - Hugo Cabret
 - Midnight in Paris
 - Moneyball – L’arte di vincere
 - The Tree of Life
 - War Horse
Senza dubbio il mio candidato è The Artist (ri-leggi la mia recensione). Stiamo parlando di miglior film, cioè di una pellicola che, nella sua complessità di opera d’arte composta da più fattori (regia, attori, colonna sonora, emozione, fotografia, ecc.), sia la più completa. A The Artist non manca nulla… forse qualche pensiero potrebbe darglielo Hugo Cabret… ma non è detto…

Miglior regista
- Michael Hazanavicius (The Artist)
- Alexander Payne (The Descendants – Paradiso amaro)
- Martin Scorsese (Hugo Cabret)
- Woody Allen (Midnight in Paris)
- Terrence Malick (The Tree of Life)
Qui la sfida è tra il grande vecchio del cinema newyorkese (Scorsese) e il grande sborone texano (Malick). Spero vinca il primo, ma ho una grande paura che la spunterà il secondo…

Migliore attore protagonista
- Demián Bichir (A Better Life)
- George Clooney (The Descendants – Paradiso amaro)
- Jean Dujardin (The Artist)
- Gary Oldman (Tinker Tailor Soldier Spy – La talpa)
- Brad Pitt (Moneyball)
Credo non ci sia gara… la statuetta è di Jean Dujardin, senza se e senza ma…

Migliore attrice protagonista
- Glenn Close (Albert Nobbs)
- Viola Davis (The Help)
- Rooney Mara (The Girl With The Dragon Tattoo – Uomini che odiano le donne)
- Meryl Streep (The Iron Lady)
- Michelle Williams (My Week With Marilyn)
Tra questi film ho visto solamente The Help, la prova di Viola Davis è importante ma un po’ barocca e stucchevole… ho quindi l’impressione che Meryl Streep arriverà, dopo la vittoria ai Golden Globe, a stringere una nuova statuetta dorata…

Migliore attore non protagonista
- Kenneth Branagh (My Week With Marilyn)
- Jonah Hill (Moneyball)
- Nick Nolte (Warrior)
- Christopher Plummer (Beginners)
- Max von Sydow (Molto forte incredibilmente vicino)
Non ho visto nessuno di questi film, quindi non oso pronunciarmi…

Migliore attrice non protagonista
- Bérénice Bejo (The Artist)
- Jessica Chastain (The Help)
- Melissa McCarthy (Bridesmaids – Le amiche della sposa)
- Janet McTeer (Albert Nobbs)
- Octavia Spencer (The Help)
E qui cari miei, non ho dubbi. So che la scelta è ardua e andrò controcorrente. La performance di Berenice Bejo è sexy e celestiale, quella di Octavia Spencer (forte anche della vincita del Golden Globe) è bizzarra e spassosa, ma quella di Jessica Chastain è divina! Sicuramente il personaggio più bello e complesso di The Help, una prova sfaccettata, puntuale, smodata e calibrata allo stesso tempo. Forza Jessica!!

Miglior film d’animazione
- A cat in Paris
– Chico & Rita
– Kung Fu Panda 2
– Puss in Boots – Il gatto con gli stivali
– Rango
Ho visto solo Il gatto con gli stivali e l’ho trovato davvero mediocre, fragile, da sbadiglio. Sugli altri non mi pronuncio…

Miglior film straniero
- Bullhead di Michael R. Roskam (Belgio)
- Monsieur Lazhar di Philippe Falardeau (Canada)
- A Separation di Asghar Farhadi (Iran)
- Footnote di Joseph Cedar (Israele)
- In Darkness di Agnieszka Holland (Polonia)
Oramai lo sostengo da mesi e mesi… di certo non lo abbandono adesso… Una separazione! Asghar Farhadi se lo merita tutto!

Miglior sceneggiatura originale
- The Artist (di Michel Hazanavicius)
- Bridesmaids – Le amiche della sposa (di Annie Mumolo e Kristen Wiig)
- Margin Call (di J.C. Chandor)
- Midnight in Paris (di Woody Allen)
- A separation (di Asghar Farhadi)
Punto tutto su Una separazione!

Per le restanti cinquine rinvio al seguente link: QUI

E voi in chi sperate? Chi volete che vinca la tanta bramata statuetta dorata? Chi sono i vostri candidati? Confrontiamoci!

Oscar 2012, e se a vincere fosse l’attore invisibile?

E se a vincere l’Oscar come miglior attore non protagonista fosse un attore “invisibile”? E’ questa la domanda che la 20th Fox rivolge al mondo lanciando la campagna “The time is now” per portare l’attore  Andy Serkis a stringere quella benedetta statuetta dorata. Serkis, chi era costui? Inglese, 47 anni, in origine attore di teatro e Tv in Gran Bretagna, è l’unico vero divo del motion capture. E’ lui che ha dato volto, anima e corpo al viscido Gollum de Il Signore degli Anelli, al King Kong di Peter Jackson, al Capitano Haddock de Le avventure di Tintin di Spielberg, allo scimpanzé Caesar de L’alba del pianeta delle scimmie. E proprio per quest’ultima performance potrebbe correre per un premio Oscar…

Il regista Rupert Wyatt lo ha definito il “Charlie Chaplin del motion-capture”, uno dei pochi “capace di abbracciare l’attuale tecnologia degli effetti visivi, sfruttando tutta la sua potenzialità espressiva”.

Serkis ha recitato Caesar indossando una tuta di lycra con sensori dappertutto e venendo filmato da speciali cineprese collegate ai computer che lo hanno trasformato nel suo “altro” animale.

E così critici e cinefili s’interrogano sulla regolarità e legittimità di questa nomination… Che dire dunque, io, detto molto semplicemente, sono favorevole. Se consideriamo come il digitale, inteso come immagine di sintesi, sia ormai un’affermata evoluzione del cinema, non vedo perché non si debba premiare chi “ci mette la faccia”… per di più con espressioni che ci commuovono, spaventano, divertono, sorprendono. Insomma, Andy Serkis ci fa provare delle emozioni? E allora premiamolo!

E voi cosa ne pensate? Sarebbe un premio giusto o sbagliato? Il mondo digitale è così imperante ormai da meritare riconoscimenti? Ditemi la vostra! Confrontiamoci!

In un mondo migliore: quando le statuette hanno ancora senso

Il terzo principio della dinamica prevede che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Una sorta di legge del taglione trasposta in fisica. Della serie “occhio per occhio, dente per dente”. E’ la filosofia di vita che dimora nell’animo del piccolo Christian, protagonista, insieme al compagno di scuola e “di merende” Elias, del lugubre (spiritualmente) e raffinato (tecnicamente) In un mondo migliore di Susanne Bier (Non desiderare la donna d’altri). Il primo è orfano di madre e nutre un non ben motivato e profondo astio verso la vita, il secondo è un pischello timido e vessato dai bulli della scuola. Due personaggi che ricordano la profondità spirituale dei gemellini Marcus e Jason dell’Hereafter di Eastwood o degli adolescenti ai margini dei fratelli Dardenne.

Una pellicola che merita tutto quello che ha vinto (Gran Premio della giuria e Miglior film del pubblico al Festival di Roma 2010, Oscar come miglior film straniero 2011).

La regia della Bier è stupefacente: lucidi primissimi piani si alternano a zoomate improvvise, macchina a mano da reportage quotidiano si bilancia con catartici campo-controcampo. Un’opera che si ciba della bravura dei suoi attori, tutti dentro la parte sin dalle primissime sequenze. Rimaniamo incantati di fronte al terrore e all’emozione generati dalla Bier, in solenne attesa di quella reazione che spezza l’azione che l’ha appena preceduta e preannunciata. Non c’è sconti e non c’è tregua di suspense nel raccontare di una coppia di ragazzetti che cercano giustizia (o vendetta?) in un mondo che non è il migliore dei quelli possibili. Un microcosmo dove si impara sin da piccoli a sopravvivere (alla vita) con la violenza. L’unico ad opporsi a questa “filosofia dello schiaffo”, nonostante un forte traballamento nella seconda metà del film, è Anton, padre di Elias, medico senza frontiere impegnato nel cuore del continente africano. La sua cultura pacifista lo porta ad incassare botte anche sull’altra guancia, senza mai reagire all’affronto.

Un’opera di contenuto, fuliginosa, avvolgente, che stringe il cuore e lega gli occhi allo schermo, da mostrare nelle assemblee scolastiche, che fa riflettere su come speranza e pace possano esistere in un mondo migliore.

Voto: 9