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Oscar 2012: noia e merito in una premiazione da copione

Tutto come da copione. Nessun colpo di scena, nessuna entrata a gamba tesa. Le previsioni sono state rispettate. C’è da dire che se un film un premio se l’è meritato, si accetta di buon cuore anche la previsione diventata realtà. Ma un brivido, un coccolone sulla poltroncina ci poteva anche stare.

A compiere un saccheggio delle ambite statuine dorate è The Artist, che si è aggiudicato 5 premi: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista con Jean Dujardin, miglior colonna sonora e migliori costumi. Cinque sono i premi anche per il favoritissimo Hugo Cabret di Martin Scorsese. Ha infatti vinto l’ academy award per categorie più “tecniche”, ovvero effetti speciali, montaggio sonoro, fotografia, sonoro, e scenografia (firmata dalla coppia italiana Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo).

Vogliamo commentare? Commentiamo! Dunque… il film di Hazanavicius merita onore e gloria. Nulla da dire su miglior film, miglior colonna sonora e migliori costumi. In merito alla regia cade una lacrimuccia per Martin Scorsese, grande vecchio che poteva essere premiato, oltre che per la straordinaria e costante maestria, anche per l’essersi approcciato, alla veneranda età di 70 anni, al 3D.

In merito all’attore protagonista sono strafelice che non lo abbia vinto mister Nespresso, George Clooney, che ho trovato goffo e ridicolo in The Descendants. Dujardin, bello e impossibile, è splendido, magnetico, fin troppo intenso. Quindi merita il premio. Ma Brad Pitt non m’era dispiaciuto in Moneyball

La colonna sonora di Ludovic Bource per The Artist è divina, di quelle che restano in testa e ci fanno ondeggiare per strada una volta usciti di sala. Un’operazione vintage perfettamente riuscita!

Passando alla fotografia, credo invece che la meritasse The Tree of Life. E questo è forse l’unico piccolo colpo di scena della cerimonia. La cura visiva di Terrence Malick è impareggiabile, maniacale, certosino all’inverosimile. Ma chissà, forse lo sborone texano rimane antipatico (per usare un eufemismo!) anche ai suoi colleghi americani… si consolerà stringendo nel sonno la Palma d’Oro vinta a Cannes…

Sul montaggio sonoro avrei poi premiato Drive. Ma cosa ci vogliamo aspettare dagli academy che già lo hanno “dimenticato” in tutte le altre cinquine. Refn non poteva gareggiare per la miglior regia? Certo che sì! E avrebbe anche vinto!

Meritato e annunciato da secoli l’Oscar al miglior film straniero al mio adorato Una separazione di Asghar Farhadi. Era una gara senza concorrenti!

Miglior sceneggiatura originale a Midnight in Paris di Woody Allen. Puntavo sul film iraniano, ma in fin dei conti la pellicola di Woody è valida, ed è una delle poche sue che mi è piaciuta… :D

Miglior attrice protagonista a Meryl Streep per la sua performance in The Iron Lady. Viola Davis era intensa ma priva del balzo per acchiappare la statuetta, mentre Glenn Close è rimasta ingessata nella sua prova grande ma inespressiva da “uomo bicentenario” in Albert Nobbs. Meryl Streep, con quella sua acconciatura da Dracula e i dentini leggermente in fuori, morde la statuetta con pieno merito.

Nella categoria “attore/attrice non protagonista” hanno vinto l’82enne Christopher Plummer per Beginners (è l’attore più anziano a ricevere il premio) e la grassoccia ed esilarante Octavia Spencer per The Help.

Per i premi restanti rimando a questo link.

Oscar 2012: nomination, previsioni e cornetti rossi…

Sono uscite le nomination per gli Oscar 2012. E salta subito agli occhi come i super quotati siano Hugo Cabret con 11 nomination e The Artist con 10. Le stauette saranno consegnate il 26 febbraio. E’ quindi ora giunto il momento di commentare le cinquine (e in alcuni casi qualcosa di più), azzardando vincitori o quantomeno lanciare nella corsa e difendere il proprio candidato preferito. Vediamo ciascuna delle principali categorie, con commento a seguire.

Miglior film
- The Artist
 - The Descendants – Paradiso amaro
 - Molto forte incredibilmente vicino
 - The Help
 - Hugo Cabret
 - Midnight in Paris
 - Moneyball – L’arte di vincere
 - The Tree of Life
 - War Horse
Senza dubbio il mio candidato è The Artist (ri-leggi la mia recensione). Stiamo parlando di miglior film, cioè di una pellicola che, nella sua complessità di opera d’arte composta da più fattori (regia, attori, colonna sonora, emozione, fotografia, ecc.), sia la più completa. A The Artist non manca nulla… forse qualche pensiero potrebbe darglielo Hugo Cabret… ma non è detto…

Miglior regista
- Michael Hazanavicius (The Artist)
- Alexander Payne (The Descendants – Paradiso amaro)
- Martin Scorsese (Hugo Cabret)
- Woody Allen (Midnight in Paris)
- Terrence Malick (The Tree of Life)
Qui la sfida è tra il grande vecchio del cinema newyorkese (Scorsese) e il grande sborone texano (Malick). Spero vinca il primo, ma ho una grande paura che la spunterà il secondo…

Migliore attore protagonista
- Demián Bichir (A Better Life)
- George Clooney (The Descendants – Paradiso amaro)
- Jean Dujardin (The Artist)
- Gary Oldman (Tinker Tailor Soldier Spy – La talpa)
- Brad Pitt (Moneyball)
Credo non ci sia gara… la statuetta è di Jean Dujardin, senza se e senza ma…

Migliore attrice protagonista
- Glenn Close (Albert Nobbs)
- Viola Davis (The Help)
- Rooney Mara (The Girl With The Dragon Tattoo – Uomini che odiano le donne)
- Meryl Streep (The Iron Lady)
- Michelle Williams (My Week With Marilyn)
Tra questi film ho visto solamente The Help, la prova di Viola Davis è importante ma un po’ barocca e stucchevole… ho quindi l’impressione che Meryl Streep arriverà, dopo la vittoria ai Golden Globe, a stringere una nuova statuetta dorata…

Migliore attore non protagonista
- Kenneth Branagh (My Week With Marilyn)
- Jonah Hill (Moneyball)
- Nick Nolte (Warrior)
- Christopher Plummer (Beginners)
- Max von Sydow (Molto forte incredibilmente vicino)
Non ho visto nessuno di questi film, quindi non oso pronunciarmi…

Migliore attrice non protagonista
- Bérénice Bejo (The Artist)
- Jessica Chastain (The Help)
- Melissa McCarthy (Bridesmaids – Le amiche della sposa)
- Janet McTeer (Albert Nobbs)
- Octavia Spencer (The Help)
E qui cari miei, non ho dubbi. So che la scelta è ardua e andrò controcorrente. La performance di Berenice Bejo è sexy e celestiale, quella di Octavia Spencer (forte anche della vincita del Golden Globe) è bizzarra e spassosa, ma quella di Jessica Chastain è divina! Sicuramente il personaggio più bello e complesso di The Help, una prova sfaccettata, puntuale, smodata e calibrata allo stesso tempo. Forza Jessica!!

Miglior film d’animazione
- A cat in Paris
– Chico & Rita
– Kung Fu Panda 2
– Puss in Boots – Il gatto con gli stivali
– Rango
Ho visto solo Il gatto con gli stivali e l’ho trovato davvero mediocre, fragile, da sbadiglio. Sugli altri non mi pronuncio…

Miglior film straniero
- Bullhead di Michael R. Roskam (Belgio)
- Monsieur Lazhar di Philippe Falardeau (Canada)
- A Separation di Asghar Farhadi (Iran)
- Footnote di Joseph Cedar (Israele)
- In Darkness di Agnieszka Holland (Polonia)
Oramai lo sostengo da mesi e mesi… di certo non lo abbandono adesso… Una separazione! Asghar Farhadi se lo merita tutto!

Miglior sceneggiatura originale
- The Artist (di Michel Hazanavicius)
- Bridesmaids – Le amiche della sposa (di Annie Mumolo e Kristen Wiig)
- Margin Call (di J.C. Chandor)
- Midnight in Paris (di Woody Allen)
- A separation (di Asghar Farhadi)
Punto tutto su Una separazione!

Per le restanti cinquine rinvio al seguente link: QUI

E voi in chi sperate? Chi volete che vinca la tanta bramata statuetta dorata? Chi sono i vostri candidati? Confrontiamoci!

Oscar 2012, e se a vincere fosse l’attore invisibile?

E se a vincere l’Oscar come miglior attore non protagonista fosse un attore “invisibile”? E’ questa la domanda che la 20th Fox rivolge al mondo lanciando la campagna “The time is now” per portare l’attore  Andy Serkis a stringere quella benedetta statuetta dorata. Serkis, chi era costui? Inglese, 47 anni, in origine attore di teatro e Tv in Gran Bretagna, è l’unico vero divo del motion capture. E’ lui che ha dato volto, anima e corpo al viscido Gollum de Il Signore degli Anelli, al King Kong di Peter Jackson, al Capitano Haddock de Le avventure di Tintin di Spielberg, allo scimpanzé Caesar de L’alba del pianeta delle scimmie. E proprio per quest’ultima performance potrebbe correre per un premio Oscar…

Il regista Rupert Wyatt lo ha definito il “Charlie Chaplin del motion-capture”, uno dei pochi “capace di abbracciare l’attuale tecnologia degli effetti visivi, sfruttando tutta la sua potenzialità espressiva”.

Serkis ha recitato Caesar indossando una tuta di lycra con sensori dappertutto e venendo filmato da speciali cineprese collegate ai computer che lo hanno trasformato nel suo “altro” animale.

E così critici e cinefili s’interrogano sulla regolarità e legittimità di questa nomination… Che dire dunque, io, detto molto semplicemente, sono favorevole. Se consideriamo come il digitale, inteso come immagine di sintesi, sia ormai un’affermata evoluzione del cinema, non vedo perché non si debba premiare chi “ci mette la faccia”… per di più con espressioni che ci commuovono, spaventano, divertono, sorprendono. Insomma, Andy Serkis ci fa provare delle emozioni? E allora premiamolo!

E voi cosa ne pensate? Sarebbe un premio giusto o sbagliato? Il mondo digitale è così imperante ormai da meritare riconoscimenti? Ditemi la vostra! Confrontiamoci!

“La guerre est déclarée”: profumo di Oscar…

Non è da tutti portare sul grande schermo un dolore vissuto in prima persona. Per di più se i protagonisti e sceneggiatori del film sono proprio coloro che sono stati direttamente interessati dal dramma. Con invidiabile coraggio e struggente meraviglia lo hanno fatto Valérie Donzelli e Jérémie Elkaim in La guerre est déclarée, dove raccontano la propria storia di genitori di un bambino gravemente malato, con disavventure ospedaliere connesse. E lo fanno dietro i nomi “già sentiti” di Romeo e Giuliette. Come nella tragedia di Shakespeare, i due si conoscono ad un party in un locale ed è amore a prima vista. Di quelli da baci dolci e appassionati sulle panchine dei parchi e corse a perdifiato nel mondo. Si amano e fanno un figlio: Adam (nella realtà si chiama Gabriel). Ma presto scoprono, purtroppo, che è affetto da una forma aggressiva di tumore al cervello. Inizia così la loro discesa all’inferno e risalita verso una luce in fondo al tunnel…

Apprezzatissimo e lodato alla “Semaine de la critique” del Festival di Cannes 2011, approda in Italia nelle file fuori concorso del 29esimo Torino Film Festival. Ed è un plebiscito di consensi. Un’opera straordinaria, sfaccettata, composita, un mosaico che fa del contrappunto e dell’eclettismo la sua seducente ed efficace chiave stilistica.

Contrappunto (barocco) lampante sin dalla primissima sequenza, dove vengono affiancate la martellante e stordente sirena della risonanza magnetica alla musica “tunz tunz” da discoteca. L’ansia, il magone e la tensione delle scene di profondo e ineffabile dolore in ospedale vanno a braccetto con la gioia, la ribellione e la spensieratezza di “beata gioventù” sperimentate in disco, con gli amici, nel verniciare la casa, ecc. E’ la teoria degli opposti che caratterizza gli affetti e i sentimenti, è la voglia di vivere e divertirsi di chi, giovane padre e giovane madre, è determinato nel voler essere genitore ma anche restare e sentirsi ancora giovane, e libero. Contrappunto barocco che ritorna poi nel Minuetto di Bach che drammatizza musicalmente il momento più tragico e struggente del film. Ed è proprio nella colonna sonora che s’incarna un premeditato eclettismo. Con saggia e sfrontata consapevolezza s’orchestrano in modo omogeneo mondi distanti: il già citato Bach con i dolci flauti “da corte” di Antonio Vivaldi, la distorta e alienante musica (post)moderna con canzoni d’amore alla Carla Bruni cantate dai protagonisti come se fossero in uno sdolcinato film di Francois Ozon. Multiforme anche il montaggio che brucia le tappe del tempo e indugia su rallenty d’angoscia, e l’attenzione conferita alla cromìa delle immagini, dove freddo e caldo si contrappongono vigorosi tra le corsie asettiche delle cliniche e una giostra volante tutta lucine per eterni Peter Pan, tra un rossetto marcatissimo sulle labbra di Giuliette e una spiaggia finale a metà tra Angele e Tony e The Tree of Life.

La sceneggiatura è calibrata al millimetro, capace di emozionarci nell’intimo ma anche di farci ridere, di stemperare il climax di pathos con battute frizzanti e di pancia (memorabile il dialogo tra Romeo e Giuliette sulle “sfighe possibili” la notte prima dell’operazione di Adam).

Un’opera artistica completa, di una straordinaria abbondanza di idee tecniche ed estetiche stipate nel film d’esordio di una giovane regista che vuole e sa osare, e riesce a stupire. Un esempio su tutti è l’uso rado della voce fuoricampo da narratore alla Truffaut. Ma non narra, bensì descrive. E’ così che le telefonate di Giuliette non le sentiamo “in presa diretta”, ma descritte dalla voce fuoricampo nel momento stesso della chiamata.

Insomma, La guerre est déclarée è una pellicola dolorosa e dolente, fresca e brillante, che commuove e diverte, spacca il cuore a metà e lo ricompone con grazia materna. Che sperimenta la morte per affermare la vita, anzi il film stesso è un maestoso inno alla vita, e alla speranza. Candidato dei cugini francesi agli Oscar 2012, la guerra ora è dichiarata alla statuetta dorata. E ci sono grosse probabilità di portare a casa il baluardo. L’unico vero avversario è Una separazione di Asghar Farhadi.

Leggilo anche su www.cinemonitor.it