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“Un giorno devi andare”, la vita fa il suo giro nel nuovo film di Giorgio Diritti

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“Anni fa ho realizzato alcuni servizi televisivi e un documentario in Amazzonia. L’esperienza è stata molto coinvolgente: per la spettacolare bellezza della natura, per il dilatarsi dei tempi, per la semplicità e la gentilezza delle popolazioni, in uno scenario che naturalmente porta a percepire la forza primordiale della vita, a interrogarsi sull’uomo e a indagare il senso di un “oltre” l’esistenza stessa, pervasi da qualcosa che è “altro”, trascendente, tanto presente quanto impalpabile. Nell’occasione di quel viaggio, sono stati molti gli incontri con europei che hanno deciso di vivere la loro esistenza in quel territorio. Tra le tante figure mi incuriosì sentire citare sovente la figura di un missionario italiano, Augusto Gianola, vissuto in quell’area per più di trent’anni. Un uomo alla ricerca di Dio, un sacerdote che si spogliò del ruolo pastorale per calarsi in una condivisione umana con le persone più semplici e umili. La sua biografia, le sue lettere e l’esperienza diretta di incontro con altre persone in Amazzonia sono l’incipit di questo progetto filmico”.  

Con queste parole Giorgio Diritti presenta il suo nuovo film, Un giorno devi andare (nelle sale italiane dal 28 marzo) interpretato da una straordinaria – lo si deduce sin dalle primissime immagini del trailer, clicca QUI – Jasmine Trinca. Dalle vicende del missionario italiano, Diritti vira verso un’opera tutta al femminile, dove Augusta (non a caso si chiama così) è una trentenne che fugge nel polmone verde del mondo per far fronte ad alcune dolorose vicende personali. Inizialmente aiuta una suora amica della madre nel lavoro con gli indigeni, poi si ritira su una barca che la condurrà alla scoperta di villaggi indios, e di se stessa. In questo viaggio, dentro e fuori di sé, ci sarà posto anche per Dio, gli altri, la vita, anzi una nuova vita.

Lumiere & co.

Insomma, le premesse sono davvero ottime. Diritti ha tutte le carte in regola che stupirci ancora una volta. Ci colse di sorpresa con il meraviglioso e mite Il vento fa il suo giro, nel quale già si indagava la natura dell’uomo, tra (in)tolleranza e condivisione su per i pascoli delle valli occitane del Piemonte. Ci ha poi abbagliato con la commovente e drammatica vicenda della piccola Martina ne L’uomo che verrà, vincitore del Festival del Film di Roma 2009 e del Miglior Film ai David di Donatello 2010. Dopo aver quindi affrontato un delicato, dolente e non inflazionato tragico evento della recente Storia d’Italia (la strage di Marzabotto), torna ad un respiro più ampio, pur sempre contraddistinto da quelli che possiamo oramai definire i suoi stilemi: uno sguardo e un tocco sempre rispettosi e paterni, una cupa e livida ambientazione boschiva (che qui si fa foresta) in continua alternanza con esplosioni di luce e sconfinata bellezza naturale, quel procedere da “romanzo di formazione” che coinvolge lo spettatore in prima persona e nel profondo.

Portabandiera italiano all’ultimo Sundance Film Festival, Un giorno devi andare è quindi molto atteso dagli amanti del cinema d’autore italiano. Ed già pronto a diventare un nuovo “caso nazionale”, capace di coinvolgere e interessare un pubblico trasversale che va dai giovani agli anziani, dai credenti ai non credenti, tutti predisposti ad assistere ad un coraggioso inno alla vita.

Qui di seguito alcune immagini del film. Cliccaci sopra per ingrandirle.

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Lumiere & co.

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Fotografia Non ancora Approvata

“Suspiria”: scarpette rosso sangue e aria di remake

Quest’articolo partecipa al contest per blogger promosso dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro per omaggiare i vari ospiti che negli anni sono stati presenti all’evento. Da venerdì 25 a lunedì 28 (ore 13.00) maggio potrete votarlo mettendo i vostri “mi piace” e/o commenti al link presente sulla pagina di profilo Facebook del Festival. Chiedete l’amicizia (che vi sarà accettata dopo poco tempo) e votatemi! :D

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E’ notizia di pochi giorni fa: a settembre prossimo inizieranno le riprese del remake dello splendido e terrificante Suspiria di Dario Argento per la regia David Gordon Green, affiancato alla sceneggiatura da Chris Gebert. Tra le interpreti spiccano Isabelle Fuhrman (Hunger Games)  e Janet McTeer (Albert Nobbs), ma soprattutto la poliedrica Isabelle Huppert (che in questi giorni abbiamo visto a Cannes 65 in In Another Country di Hong Sang-Soo e Amour di Michael Haneke).

Tra i produttori di questo scivoloso reloaded sui generis c’è Luca Guadagnino, che, insieme al collega Francesco Melzi d’Eril, ha detto: “C’aspettiamo un film di valore, capace di raggiungere un pubblico internazionale molto ampio”. Ma tra i finanziatori figurano anche Adam Ripp e Rob Paris (della “Crime Scene Pictures”) che a loro volta hanno dichiarato: “Amiamo lo stile e l’energia del film originale. La sceneggiatura di David Gordon Green aggiorna il suo mondo in modo brillante, presentando un’opportunità unica per creare un horror classico ed elegante”.

Ai costumi, al posto di Pierangelo Cicoletti, ci sarà la tre volte premio Oscar Milena Canonero, mentre la colonna sonora rimarrà quella dei Goblin (un vero must intoccabile e degno di venerazione!)

Sono passati 35 anni dal film originale e per molti Suspiria è il migliore Dario Argento di sempre insieme a Profondo Rosso e Nonhosonno. L’approcciarsi oggi ad un remake (una moda un po’ inflazionata ormai!) è quindi scelta zoppicante, ma anche meritevole di stima quantomeno per il coraggio. Il paragone è dietro l’angolo e spesso se ne esce sconfitti. Facciamo quindi un salto nel passato per mettere in luce i punti di forza del film del ’77, che potrebbero essere fonte di flop per il remake.

Cominciamo sottolineando come Suspiria di Dario Argento sia una grande opera d’arte, che si ciba di musica, artigianato, design nei costumi e negli interni, studio delle luci e dei colori, ecc.

L’aspetto più evidente (e invadente), che infatti non verrà rimaneggiato da Gordon Green&Co., è la colonna sonora. Inquietanti tintinnii, urla strozzate, fievoli brusii, acuti soffocati, ululati umani, tonfi e tamburi come colpi su bidoni della strada, bassi trimpellati e gracchianti. Una sonorizzazione pressoché continua e consonante ai gesti che vediamo sullo schermo (coltellate, impiccagioni, apparizioni, sparizioni, ecc.).

A livello cromatico dominano rosa, celesti, rossi, blu, gialli, verdi con tonalità acide e basiche, shocking e sbiadite, al neon e da casa retrò, che fanno ancor più il loro effetto applicati ad interni ampi e spogli, dal vago gusto liberty con tappezzerie arabesche molto dandy anni Settanta.

Ulteriore aspetto da segnalare sono quel trucco e quell’uso degli effetti speciali così artigianale e così serio, tanto fittizio quanto vero. Si vede chiaramente l’artificiosità di certe scene, ma c’è come un patto con lo spettatore, che accetta e ama tutto ciò, comprendendo d’esser parte dell’affascinante e smascherato gioco del genere horror. Il sangue rosso vermiglio fa le bolle, così come le fauci del cane che azzanna il cieco sono “di peluche”. Ma il comico non prende il sopravvento, il patto è saldo, il polso di Dario Argento è fermo, e noi gongoliamo in tutto ciò soddisfatti, sadici e divertiti.

Ma tutti questi elementi tecnici sarebbero ben poca cosa se slegati fra loro. La loro intersezione, somma, convivenza, orchestra quel senso (e sapore quasi morboso) dell’attesa che genera, se non proprio terrore, ansia, angoscia, magone, timore profondo. E’ come se gli svolazzanti e spettrali sospiri che tormentano la giovane e innocente Suzy abitassero spazi e oggetti, vetri e vetrate, corridoi e porte. Tutto si dota di un’energia sinistra, palpabile e nascosta nell’ombra, che inquieta e ci fa godere del venturo spavento.

Di fronte a cotanta magnificenza estetica ed emozionale, è dunque lecito chiedersi: il remake di David Gordon Green riuscirà, se non a superare, quantomeno ad eguagliare tutto questo?

“Il gioco dell’amore e del caso”, ecco la prima Pergola production

C’è sempre una prima volta. Anche nel campo della produzione. Così è per la nuova Fondazione Teatro della Pergola di Firenze con la messinscena di Il gioco dell’amore e del caso di Marivaux, sul noto palco fiorentino dal 24 al 29 aprile. Per la regia di Piero Maccarinelli, le assi del palcoscenico saranno calcate da una formidabile squadra di attori impegnati in teatro, cinema e tv: Paolo Briguglia (I cento passi, Basilicata coast to coast, Buongiorno, notte), Antonia Liskova (Tutti pazzi per amore), Francesco Montanari (attore per Albertazzi e il Libanese della serie tv Romanzo Criminale), Fabrizia Sacchi (attrice per Risi, Calopresti e Virzì), Emanuele Salce (attore per Scola e Avati) e Sandro Mabellini (che ha percorso le scene di Bertolucci).

Ma grandi nomi figurano anche tra coloro che risiedono nel backstage: costumi e scene portano infatti le firme di due eccellenze artistiche toscane di fama internazionale: il premio Oscar Gabriella Pescucci (La città delle donne, Il nome della rosa, C’era una volta in America) e il visual-artist Giacomo Costa. La prima ha realizzato “abiti allegri, che seguissero il divertimento del testo”, il secondo un fondale a light box digitale in progressione cromatica che riproduce un lungo viale “rubato” dal Giardino di Boboli.

A coronare il tutto ci pensano le musiche di Antonio Di Pofi e il disegno luci di Umile Vainieri.

“Tutte le caratteristiche di questa produzione corrispondono ad una linea progettuale futura che ha a che fare coi giovani e che nella scelta attoriale è fortemente connaturata col contemporaneo. Il nostro messaggio è: fare qualcosa di nuovo. E questo è solo l’inizio” ha detto il direttore generale Marco Giorgetti. Pur non potendo parlare ancora in modo definitivo di una neonata “Compagnia della Pergola”, c’è però tanta voglia di fare bene, anzi di osare. Se quindi per l’amore e il caso si può parlare di gioco, così non possiamo fare considerando le intenzioni che lo storico teatro fiorentino ha per il suo futuro produttivo.

“Anni fa ho messo in scena Roland Barthes (Frammenti di un discorso amoroso). Da allora desideravo affrontare la squisita tessitura drammaturgica di Marivaux. Ciò che sorprende è il ritmo del tempo, le improvvise accelerazioni, le vertigini del vuoto e dell’assenza che possono essere giocate dalle due coppie di innamorati”. Così si è pronunciato il regista Piero Maccarinelli, per il quale quest’opera di Marivaux, che nel 1730 inaugurò la Comédie Italienne a Parigi con 15 applauditissime repliche, è stato un vero e proprio colpo di fulmine. E continua: “Questo testo è scevro da ogni psicologia e crea un gioco strutturale pulitissimo. Si può dire che siamo di fronte a teatro allo stato puro”. Un testo trattato e adattato con cura da Giuseppe Manfridi col fine di farne risaltare “tutta la sua inattuale contemporaneità”.

Inoltre, sintomo di una realtà teatrale al passo coi tempi, per la prima volta Twitter racconterà il Teatro della Pergola. Infatti il CorriereFiorentino.it seguirà in diretta la prima nazionale di martedì 24 aprile con news e commenti in 140 caratteri.

Insomma, il Teatro della Pergola dà così inizio alla sua attività produttiva con una classica “commedia degli equivoci” fresca e briosa, essenziale e colorata, fatta d’emozione e di risate a cavallo tra il Settecento e il Duemila.

Leggilo anche su www.cinemonitor.it

Vuoi vedere alcune foto di scena o della conferenza stampa? Clicca QUI

Giorgio Diritti, in arrivo il nuovo film

Sono quasi terminate le riprese del nuovo film di Giorgio Diritti, dal titolo provvisorio Vanità (ma c’è chi dice pure Vanità delle vanità). Ed io non vedo l’ora che esca in sala!

Su soggetto dello stesso Diritti e di Fredo Valla, il film, girato per 11 settimane in Amazzonia e 2 settimane in Trentino, vede tra gli interpreti Jasmine Trinca.

Della trama sappiamo che la protagonista è Augusta, donna poco più che 30enne, che si reca in  Amazzonia per reagire ad alcune vicende personali particolarmente dolorose. Affianca una suora amica della madre nel lavoro con le comunità indigene, ma poi se ne distacca nel desiderio di un’esperienza che risponda in modo semplice al suo bisogno di ritrovare un senso della vita. Dal contatto con la natura selvaggia della Foresta Amazzonica e dall’incontro con le piccole comunità indios che vivono sulle rive del fiume, Augusta cercherà una riconciliazione con se stessa, con il mondo e con Dio.

Una pellicola dal forte sapore esistenziale, spirituale, poetico. Sembra una sorta di Into the Wild all’italiana, di sicura emozione. Vidi i suoi precedenti, Il vento fa il suo giro e L’uomo che verrà, senza grosse pretese e ne rimasi folgorato, abbagliato, entusiasta. E’ senza dubbio uno dei migliori registi italiani degli anni Duemila. Mi aspetto quindi un nuovo grandissimo film!

Rileggetevi cosa scrissi su L’uomo che verrà.

Morto Erland Josephson, l’attore preferito di Bergman

Erland Josephson è morto a Stoccolma, all’età di 88 anni. L’attore scedese era l’interprete preferito di Ingmar Bergman, nonchè suo alter ego umano e artistico e veicolo di tutto il suo pensiero cinematografico. Josephson soffriva da tempo di Parkinson e la notizia della sua scomparsa è stata annunciata dal Teatro Drammatico Reale della capitale svedese, di cui era stato direttore dal 1966 al 1975, succedendo proprio a Bergman… continua a leggere il post su http://www.cinemaerrante.it cliccando QUI

“Leonardo Live”: quando il cinema è Cultura…

Giovedì 16 febbraio, ore 20.00, c’è un solo impegno da segnare sulla nostra agenda: “Leonardo Live”.

Per i miei concittadini di Firenze l’appuntamento è presso il cinema Portico di Firenze (in via Capo di Mondo, zona Campo di Marte).

Cos’è “Leonardo Live”? In collegamento via satellite HD dalla National Gallery di Londra, si potrà assistere alla visita guidata cinematografica della straordinaria ed epocale mostra “Leonardo da Vinci: pittore alla corte di Milano”.

Un evento più unico che raro, imperdibile, pionieristico. Perché? Vi do due motivi per i quali partecipare è un must:

-          La mostra londinese è sold out, quindi non c’è modo alcuno di poterla vedere di persona! Ma chi non vorrebbe vedere con i propri occhi quella che The Telegraph ha definito “La più grande mostra del secolo”? E qui ci viene incontro il cinema! Il cinema come “protesi” per poterci gustare un’autentica meraviglia!

-          Cinema e arte vanno a braccetto come non mai! Ecco quindi una forma di settima arte che non è solo intrattenimento, ma Cultura nel senso più alto del termine!

 

Per i fiorentini: maggiori info QUI

Per tutti: maggiori info (tutti i cinema italiani interessati dall’evento) QUI

 

Ed ecco un paio di video per stuzzicarvi l’appetito cinematografico…