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Inception: le (mal)sane idee di Chris Nolan

Chi sogna può spostare le montagne. Così diceva 30 anni fa Molly (Claudia Cardinale) in Fitzcarraldo di W.Herzog. Nel 2010 con Christopher Nolan siamo passati di livello. Il regista di Batman begins si spinge oltre ogni limite e confeziona una pellicola palpitante, che non fa mai tirare il fiato. Un’opera che va oltre il topos classico, vecchio come il mondo, della linea di confine che sussiste tra sogno, realtà e apparenza.

Primo elemento nuovo è il sogno “condiviso”, dove, come in un videogame, basta attaccare un filo per entrare nel livello giocato da un altro. E allora chimici, falsari, architetti e sognatori si trovano a calcare le stesse sinapsi. E il subconscio ha il potere di ribellarsi, se c’è un eccesso di intrusioni. Un mondo di empatia onirica dove il tempo si moltiplica esponenzialmente e le strade si piegano al limite della gravità e della comune geometria.

In questo contesto il ricordo è un’arma deleteria. E’ un’ancora che rischia di portarci a fondo in un limbo dal quale non si torna più su. Il ricordo è un tarlo che fagocita la base strutturale di una visione onirica strutturata su più livelli, come una scatola cinese, una matrioska russa. E più si scende, più si contamina, più s’infetta. Proprio come ciò di cui è capace un’idea. Ed è questa la vera grande trovata di Nolan: l’idea che si innesta nelle pieghe della materia grigia umana e costruisce a piacimento.

Hans Zimmer condisce il frenetico montaggio con una colonna sonora poderosa, come una marcia forzata che estranea dalla realtà. E poi cosa dire degli effetti speciali? Città che si accartocciano, corse sul soffitto, scazzottate senza gravità come si fosse sulla Luna. Di fronte a tutto questo Matrix è preistoria, ma se non ci fosse stata la trilogia dei fratelli Wachowski forse oggi non staremmo a parlare di tutto ciò.

Due soli sono i nèi rintracciabili. Il primo è il movente della missione nel mondo di Morfeo, ovvero si poteva trovare qualcosa di più accattivante di una “banale” scalata al potere di una grande industria internazionale. Il secondo l’aver venduto come un poliziesco un thriller psicologico. E questo sin dallo slogan “La tua mente è la scena del crimine” e dalla locandina con i protagonisti in posa da sbirri.

 

Ma vorrei sottolineare un ulteriore aspetto. Il film è anche una sorta di dichiarazione di Chris Nolan riguardo una passione che è diventata mania, un’idea che si è radicata nel tempo in modo irremovibile nel suo genio artistico: l’esplorazione dei meandri della mente con le loro luci ed ombre, con i loro spigoli netti come quelli di un labirinto greco.

Dopo il cervellotico Memento e l’ansiogeno Insomnia, ci ha regalato due episodi del mondo di Batman come nessuno aveva mai fatto prima, prendendosi così il tempo (ben 10 anni, lo ha detto lui stesso) per elaborare una sceneggiatura da premio Oscar, se non degna di una laurea ad honorem in Psicologia. Chissà il buon vecchio Freud cosa avrebbe pensato di fronte ad un film come questo. Forse avrebbe tributato un lungo applauso.

Qual è il film più cervellotico?

Quante volte usciamo di sala, ci guardiamo l’un l’altro e diciamo: “Mah…io non c’ho capito nulla…”? Nel cinema odierno è sempre più probabile e i registi di divertono come bambini a mischiare le carte narrative. Best Movie ha elaborato una classifica di quelli che in gergo si definiscono “film intortanti”, ovvero quelle pellicole che vanno riviste almeno due volte per poter dire: “Ora c’ho capito qualcosina”.

Ecco i film più cervellotici secondo la nota rivista di cinema:

1 – Inception di Christopher Nolan

2 – 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

3 – Donnie Darko di Richard Kelly

4 – Memento di Christopher Nolan

5 – Fight club di David Fincher

6 – I soliti sospetti di Bryan Singer

7 – Essere John Malkovich di Spike Jonze

8 – L’esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam

9 – Mulholland Drive di David Lynch

10 – eXistenZ di David Cronenberg

E secondo voi quale di questi è il più rompicapo? Quale avreste aggiunto? Quali mancano? Sparate!