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#2 Flash da Venezia 69: To the Wonder e At any price

To the Wonder

L’attesa per To the Wonder dello sfuggente (e assente al Lido) Terrence Malick era alta. Tanto alta quanto miseramente delusa. Infatti siamo di fronte ad un The Tree of Life che zooma sull’amore. Ma il frutto raccolto è sterile, infecondo. Peccato, perché all’inizio il film piace e coinvolge, pur ri-proponendo gli stessi stilemi del film vincitore due anni fa a Cannes. Poi si perde per strada e in frasi fatte che rasentano il ridicolo e il comico (qua e là in sala è percepibile qualche risatina soffocata o commento sarcastico), oltre che il non sense e l’incomprensibilità (vedi “Io sono l’esperimento  di me stessa”, “L’amore che ci ama”, “Una valanga di tenerezza”). Il materiale si esaurisce troppo presto, tanto che, tra le altre cose, risulta parzialmente inutile il personaggio del prete con dubbi di fede (interpretato da Bardem). Su 2 ore di film, almeno un’ora è aria fritta. In confronto, The Tree of Life quantomeno aveva una pretesa d’esistere prepotente e lussuriosa. Qui non c’è niente di niente. L’immagine veicolo di emozione, più che di racconto, si fa impotente. Tanto che stancano quelle “valanghe” di poesia che dovrebbero essere supportate dalla solita (bella) fotografia controsole tra gli alberi, i telai delle finestre, le mani che giocano a schivare i raggi lucenti.

Tra le tante cose discutibili, spiccano il finale da spot dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica, inserimenti da clip pubblicitario alla Chanel numero 8, la saltellante protagonista che si crede la vispa Teresa che va sull’erbetta…

Una lettera d’amore e all’amore finita nel cestino.

At any price

L’American Dream più stantìo e ridicolo a portata di trebbiatrice da frumento. At any price delude come pochi in nome della banalità e della vacuità più profonda. Sin dai primi minuti è urticante, tronfio di patriottismo made in Usa propagato da un paio (come minimo!) di frasi sentenza (che nemmeno Seneca!) pronunciate da un istrionico Dennis Quaid (comunque sia il migliore a livello attoriale di questa Caporetto cinematografica). Un americanismo che tocca presto l’apice con l’intera declamazione cantata collettiva dell’inno americano. Zac Efron, idolatrato dalle bambine al red carpet, è monofaccia, e affida, con nessun esito, l’appeal del suo personaggio ad una canottiera bianca da bello impossibile che fa ridere i polli.

Insomma, At any price è un film da mietere con decisione dal concorso. Ad ogni costo.

#1 Flash da Venezia 69: Gli equilibristi, Pinocchio, La città ideale

Gli equilibristi

In una rinnovata, poiché meno sperimentale e più visivamente accessibile, sezione Orizzonti c’è posto, in apertura, per l’italiano Gli equilibristi, che, caricato sulle spalle di un Valerio Mastandrea con barbetta incolta da Un giorno perfetto, porta sul grande schermo le conseguenze che la crisi economica cala sui padri separati. Ivano De Matteo, registicamente parlando, sa il fatto suo. La stessa cosa potremmo dire a livello contenutistico, se, all’improvviso, non gettasse la spugna. L’italiano, si sa, è piacione, farfallone, romantico e ama il lieto fine. E anche De Matteo non sa resistere all’appeal dell’happy ending, togliendo così anima e dramma ad un filo rimasto teso e avvincente a lungo. La goccia che fa traboccare il vaso è un gesto alla Anna Karenina atteso, prevedibile, ma non desiderato. Giulio, il protagonista, si salva. Ma il filo si spezza e l’equilibrista cade giù. Pur sempre, va detto, un buon film italiano, ma anche un’occasione sprecata.

Pinocchio

Dopo il burattino marchiato Disney del 1940 e quello plasmato da Luigi Comencini nel 1972, il Pinocchio di Enzo D’Alò sale sul podio delle trasposizioni cinematografiche del capolavoro di Collodi. Ne ripropone la gioia di vivere e il desiderio di libertà con mirabolante dinamismo e simpatia, oltre che fluidità delle immagini e della vicenda (con alcune piccole ma piacevoli e magiche variazioni sul tema). Mischiando disegni “a pennarello” lucidi e lucenti a sfondi sfumati “a matita”, l’opera vale il prezzo del biglietto anche solo per i paesaggi proposti. Pinocchio è Pinocchio, si sa. Piace a grandi e piccini. Ma anche Enzo D’Alò è Enzo D’alò, e questo già lo sapevamo dai tempi de La gabbianella e il gatto del 1998. Pinocchio ci dà un’ulteriore conferma.

La città ideale

Opera prima col botto per Luigi Lo Cascio che merita tutti gli applausi che la Sala Darsena gli ha tributato in apertura della Settimana della Critica. La città ideale, ben scritto e ben diretto, è un film kafkiano, torbido, di una cupezza degna del peggiore incubo. Ma anche dotato della fulgida luce del suo essere maturo seppur d’esordio, necessario per la tematica ecologica trattata, avvincente nel suo condurci per i meandri di una serata buia e tempestosa da dimenticare. La macchina da presa affascina molti attori. Lo Cascio è promosso a pieni voti.

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Venezia 69: trasgressione, denaro, tradimenti e…

Prende il via domani la 69esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. E io sarò là nella doppia veste di blogger “onesto e spietato” e redattore per Bizzarro Cinema. Ma non solo. Qualche altro mio pezzo uscirà qua e là anche su Cinemonitor e Cinema Errante. Sono molti quindi i canali sui quali mi potrete seguire… non ultimi la mia pagina Facebook e il mio spazio su Twitter.

Scrivo quindi questo post per iniziare a (farvi) pregustare quest’annata di festival cercando di inquadrare tutta una schiera di film che reputo interessanti sotto delle macro-categorie tematiche. Non troverete quindi la lista di tutti i film in programma (per questo c’è il sito della Biennale!), ma alcuni spunti che abbracciano più film… cominciamo!

In primis spiccano 3 film ad alto contenuto a luci rosse, per di più con contorni lesbo. Sto parlando di Passion di Brian De Palma, thriller erotico remake di Crime d’amour di Alain Corneau con al centro la torbida relazione tra un algida Rachel McAdams e una sensuale Noomi Rapace. C’è poi Spring Breakers di Harmony Korine, che getta in un turbine di sesso, droga e rock’n’roll  le teen idols under 25 di Disney Channel Vanessa Hudgens, Selena Gomez e Ashley Benson. Terzo della “categoria” hard è Kiss of the damned di Xan Cassavetes che porta sul grande schermo la carnale e libidinosa passione che lega, anche con inserimenti cannibalici, due gemelle vampire.

Rimanendo in tema “amore&sesso”, trattano di infedeltà 2 attesissimi film in concorso: To the wonder di Terrencce Malick, con al centro ritorni di fiamma e addirittura un prete dalla dubbia vocazione, e Izmena di Kirill Serebrennikov con una sorta di scambio di coppia tra gelosia e tormento, vendetta e perdono.

Soldi e concetto di famiglia s’intrecciano tra loro in 3 film della selezione ufficiale e in un uno della sezione “Orizzonti”. I primi tre sono: At any price di Ramin Bahrani, dove denaro, ambizione e competizione si snodano e scontrano tra un’azienda agricola e una pista automobilistica, tra un figlio pilota (riuscirà lo sbarbatello Zac Efron a convincerci?) e un padre imprenditore; E’ stato il figlio dell’italiano Daniele Ciprì intorno ad un risarcimento per le vittime di mafia con protagonista un grottesco Toni Servillo (sul red carpet anche con Bella addormentata di Marco Bellocchio); Pietà di Kim Ki Duk con al centro le drammatiche disavventure (umane) di un giovane incaricato di riscuotere i crediti di una banda di usurai. Il quarto film citato è The cutoff man che narra la storia di un uomo incaricato di togliere l’acqua a chi non paga le bollette.

Ma approdano al Lido anche pellicole che riportano in auge grandi rivoluzioni politico-sociali. Tra queste cito Winter of discontent con al centro i cambiamenti sociali in Egitto del gennaio 2011, Après mai di Olivier Assayas sul ’68 (o giù di lì) e Witness: Libya sulla Libia post Gheddafi.

In programma poi dei film definibili semplicemente come assurdi e geniali: La cinquieme saison di P.Brosens e J.Woodworth dove il susseguirsi delle stagioni va in tilt in seguito al mancato arrivo della primavera; Tai Chi O, comico e acrobatico film di arti marziali che ama giocare coi generi e le epoche storiche cinesi; The weight con protagonista un gobbo che, impiegato all’obitorio, ricompone i cadaveri, e, tra fantasia e realtà, li ama.

Ci sono poi quei film che non si possono non vedere: The Master di Paul Thomas Anderson, Bella Addormentata di Marco Bellocchio, Superstar di Xavier Giannoli sono solo alcuni tra quelli In Concorso. Tra quelli Fuori Concorso segnalo Cherchez Hortense di Pascal Bonitzer, The Company you keep di Robert Redford, The Iceman di Ariel Vromen. Tra gli “Orizzonti” sembrano particolarmente interessanti Wadjda, Me Too e Gli equilibristi.

Ci vediamo al Lido!! :D

Venezia 68° – Quando la notte: la recensione

Secondo film italiano in concorso a Venezia 68, “Quando la notte” di Cristina Comencini si pone sulla stessa linea dei precedenti “La bestia nel cuore” e “Il più bel giorno della mia vita”, ovvero sani drammoni sui temi della famiglia, la sessualità, gli affetti. In questo caso assistiamo all’incontro tra Marina (Claudia Pandolfi), mamma stressata e semi-sola con un bambino piccolo pestifero da badare e tirar su, e Manfred (Filippo Timi), guida alpina rabbiosa, scostante e silenziosa con una tragica infanzia alle spalle e nel cuore… continua a leggerlo su http://www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e diventa FAN su Facebook)

# 6 – Venezia 68: i premi assegnati tra prevedibilità, merito, stupore e sdegno!

Venezia 68 ha chiuso i battenti e i premi sono stati consegnati tra stupore e sdegno. Alcuni, “annunciati” e prevedibili, sono diventati realtà, ma non sono mancate le sorprese, che in alcuni casi fanno stracciare le vesti. Ecco quindi qui di seguito i vincitori con relativo commento onesto e spietato accanto:

Leone d’Oro (miglior film) a Faust di A.Sokurov: direi inaspettato, considerando che i più quotati erano Shame e Killer Joe. Senza dubbio un’opera maestosa, affascinante, non per tutti i palati. Probabilmente l’animo oscuro e torbido del buon Darren è stato attirato dal “diabolico” di questa storia scritta da Goethe.

Leone d’Argento (miglior regia) a Shangjun Cai  per il film People mountain people sea: un’opera discutibile, sulla quale già mi sono pronunciato in un post precedente. Macchina fissa, pianisequenza a gogo, non-sense. Tutto il resto è noia. Un premio inspiegabile se paragonato alle trovate registiche di Abel Ferrara o della Satrapi…

Premio Speciale della Giuria a Terraferma di E.Crialese: ci può stare. E’ un nuovo riconoscimento per un regista che nel 2006 vinse il Leone d’Argento per Nuovomondo. Anche se allo stesso tempo ha il sapore del “contentino” al cinema italiano in concorso…

Coppa Volpi maschile (miglior attore) a Michael Fassbender per il film Shame di S.McQueen: premio annunciato, prevedibile, ma meritato. Dispiace solo che non l’abbia potuto ottenere (anche) Matthew McConaughey, che con la perfomance in Killer Joe ha dato una svolta alla sua carriera, lasciandosi alle spalle le solite commediole fru-fru dove interpreta il latin lover delle teenager…

Coppa Volpi femminile (Miglior attrice) a Deanie Yip per il film A simple life di Ann Hui: giusto e meritato. Ha vinto la sua prova sincera, quotidiana, composta su quella virtuosistica (e che io quotavo come vincitrice) di Keira Knightley per A dangerous method di Cronenberg.

Premio Marcello Mastroianni (miglior giovane attore/attrice emergente) a Shota Sometani e Fumi Nikaido per il film Himizu di Sion Sono: sacrosanto! La coppia stupisce, scuote, convince! Il premio ci sta tutto, anche a rappresentanza di uno dei film più belli della Mostra…

Osella per la miglior fotografia a Robbie Ryan per il film Wuthering heights di A. Arnold

 Osella per la migliore sceneggiatura a Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il film Alpis: su questi ultimi due film vincitori non mi pronuncio poichè non sono riuscito a vederli…

Restano a bocca asciutta vari film meritevoli: The Ides of March, Killer Joe,Poulet aux prunes, Carnage… che dire… ritentate, sarete più fortunati!!

p.s. la Mostra del Cinema di Venezia si è conclusa, ma i miei post sui film visti no. Nei prossimi giorni continuerò quindi a postare commenti, pensieri, appunti su questa 68esima edizione…

# 5 – Venezia 68: i miei vincitori!!

Tra poche ore avrà luogo la premiazione della 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Chissà cosa avrà deciso la giuria presieduta dal mitico Darren Aronofsky. Soffiate non ce ne sono, è tutto molto incerto e quindi eccitante.

Vi propongo però qui di seguito i miei vincitori! Non quelli che secondo me Darren&Co. faranno vincere, ma quelli che io vorrei vincessero, i miei preferiti, quelli che mi sono piaciuti di più. Pronti??? Eccoli:

Leone d’Oro (Miglior Film): Himizu di Sion Sono

Leone d’Argento (Miglior Regia): Abel Ferrara per 4:44 Last Day on Earth

Leone speciale: A simple life di Ann Hui

Coppa Volpi maschile (Miglior attore): Matthew McConaughey per Killer Joe

Coppa Volpi femminile (Miglior attrice): Keira Knightley per A Dangerous Method

Osella Miglior sceneggiatura: The Ides of March

Osella Miglior fotografia: Poulet aux prunes

Premio Mastroianni (Miglior attore giovane): Shota Sometani per Himizu