Venezia 68° – Quando la notte: la recensione

12 settembre 2011

Secondo film italiano in concorso a Venezia 68, “Quando la notte” di Cristina Comencini si pone sulla stessa linea dei precedenti “La bestia nel cuore” e “Il più bel giorno della mia vita”, ovvero sani drammoni sui temi della famiglia, la sessualità, gli affetti. In questo caso assistiamo all’incontro tra Marina (Claudia Pandolfi), mamma stressata e semi-sola con un bambino piccolo pestifero da badare e tirar su, e Manfred (Filippo Timi), guida alpina rabbiosa, scostante e silenziosa con una tragica infanzia alle spalle e nel cuore… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e diventa FAN su Facebook)


# 6 – Venezia 68: i premi assegnati tra prevedibilità, merito, stupore e sdegno!

11 settembre 2011

Venezia 68 ha chiuso i battenti e i premi sono stati consegnati tra stupore e sdegno. Alcuni, “annunciati” e prevedibili, sono diventati realtà, ma non sono mancate le sorprese, che in alcuni casi fanno stracciare le vesti. Ecco quindi qui di seguito i vincitori con relativo commento onesto e spietato accanto:

Leone d’Oro (miglior film) a Faust di A.Sokurov: direi inaspettato, considerando che i più quotati erano Shame e Killer Joe. Senza dubbio un’opera maestosa, affascinante, non per tutti i palati. Probabilmente l’animo oscuro e torbido del buon Darren è stato attirato dal “diabolico” di questa storia scritta da Goethe.

Leone d’Argento (miglior regia) a Shangjun Cai  per il film People mountain people sea: un’opera discutibile, sulla quale già mi sono pronunciato in un post precedente. Macchina fissa, pianisequenza a gogo, non-sense. Tutto il resto è noia. Un premio inspiegabile se paragonato alle trovate registiche di Abel Ferrara o della Satrapi…

Premio Speciale della Giuria a Terraferma di E.Crialese: ci può stare. E’ un nuovo riconoscimento per un regista che nel 2006 vinse il Leone d’Argento per Nuovomondo. Anche se allo stesso tempo ha il sapore del “contentino” al cinema italiano in concorso…

Coppa Volpi maschile (miglior attore) a Michael Fassbender per il film Shame di S.McQueen: premio annunciato, prevedibile, ma meritato. Dispiace solo che non l’abbia potuto ottenere (anche) Matthew McConaughey, che con la perfomance in Killer Joe ha dato una svolta alla sua carriera, lasciandosi alle spalle le solite commediole fru-fru dove interpreta il latin lover delle teenager…

Coppa Volpi femminile (Miglior attrice) a Deanie Yip per il film A simple life di Ann Hui: giusto e meritato. Ha vinto la sua prova sincera, quotidiana, composta su quella virtuosistica (e che io quotavo come vincitrice) di Keira Knightley per A dangerous method di Cronenberg.

Premio Marcello Mastroianni (miglior giovane attore/attrice emergente) a Shota Sometani e Fumi Nikaido per il film Himizu di Sion Sono: sacrosanto! La coppia stupisce, scuote, convince! Il premio ci sta tutto, anche a rappresentanza di uno dei film più belli della Mostra…

Osella per la miglior fotografia a Robbie Ryan per il film Wuthering heights di A. Arnold

 Osella per la migliore sceneggiatura a Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il film Alpis: su questi ultimi due film vincitori non mi pronuncio poichè non sono riuscito a vederli…

Restano a bocca asciutta vari film meritevoli: The Ides of March, Killer Joe,Poulet aux prunes, Carnage… che dire… ritentate, sarete più fortunati!!

p.s. la Mostra del Cinema di Venezia si è conclusa, ma i miei post sui film visti no. Nei prossimi giorni continuerò quindi a postare commenti, pensieri, appunti su questa 68esima edizione…


# 5 – Venezia 68: i miei vincitori!!

10 settembre 2011

Tra poche ore avrà luogo la premiazione della 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Chissà cosa avrà deciso la giuria presieduta dal mitico Darren Aronofsky. Soffiate non ce ne sono, è tutto molto incerto e quindi eccitante.

Vi propongo però qui di seguito i miei vincitori! Non quelli che secondo me Darren&Co. faranno vincere, ma quelli che io vorrei vincessero, i miei preferiti, quelli che mi sono piaciuti di più. Pronti??? Eccoli:

Leone d’Oro (Miglior Film): Himizu di Sion Sono

Leone d’Argento (Miglior Regia): Abel Ferrara per 4:44 Last Day on Earth

Leone speciale: A simple life di Ann Hui

Coppa Volpi maschile (Miglior attore): Matthew McConaughey per Killer Joe

Coppa Volpi femminile (Miglior attrice): Keira Knightley per A Dangerous Method

Osella Miglior sceneggiatura: The Ides of March

Osella Miglior fotografia: Poulet aux prunes

Premio Mastroianni (Miglior attore giovane): Shota Sometani per Himizu


# 4 – Venezia 68: Wilde Salomè, Maternity Blues, il film a sorpresa e… il faro incendiato!

10 settembre 2011

Wilde Salomè: La settima arte, il cinema, come contenitore che abbraccia tutte le altre arti. Il film di Al Pacino mischia con sapienza e goduriosità (se il termine non esiste, ho coniato un neologismo!) cinema, pittura, letteratura, in un risultato che non annoia, anzi tiene lo spettatore con gli occhi incollati allo schermo. Su quest’ultimo scorrono le riprese fatte durante la realizzazione teatrale della “Salomè” di Oscar Wilde. Al Pacino invecchia ma non fa passi falsi. Ama la sua opera, si vede, lo dimostra. E diverte gigioneggiandosi nella parte di un re Erode effemminato, dalla voce stridula e petulante da domestica. Al suo fianco una Jessica Chastain di bravura inestimabile. In The Tree of Life non era riuscita ad esprimersi a pieno. Qui dimostra padronanza della scena e del personaggio, al quale conferisce un sex appeal e una sensualità che da tempo non si vedeva in giro.

People mountain, people sea: Presentato come “film a sorpresa” (ed in concorso), è un’opera incompresa e incomprensibile. Al protagonista, perennemente con la sigaretta in bocca (anche mentre dorme!), viene ucciso il fratello; s’imbatte quindi sulla strada di una vendetta sui generis. Detta così sembra un thriller coi fiocchi. Non lo è, credetemi. E’ lento, piatto, soporifero, dominato dalla macchina fissa e alienanti pianisequenza. Peccato, perché la scena iniziale (l’uccisione del fratello) è forte, improvvisa, preambolo di un potenziale buon film in salsa orientale. Ma è un flash, una lucina che si perde facilmente all’orizzonte. Il pubblico non vede l’ora dell’apparizione dei titoli di coda per tirare un sospirone di sollievo.

Il faro incendiato: People mountain, people sea, scena in cui il marito fa sesso violento con la moglie. Un’ala intera della Sala Darsena si alza e si dirige verso l’uscita. Ma il film continua a scorrere. La scena era così sconvolgente? Direi di no… non facciamo i moralisti o i puritani! Poi si scopre il perché della rivolta: un faro, a metà della sala, si guasta e rischia di prendere fuoco. Fuggi fuggi generale, psicosi di massa. Poi arrivano i pompieri, montano sulla scala e sistemano il tutto. L’unico vero colpo di scena durante la proiezione di un film da dimenticare.

Maternity Blues: Un Ragazze interrotte all’italiana sul tema dell’infanticidio, storia di 4 donne che s’incrociano in un carcere giudiziario. Il loro reato? Aver ucciso i propri figli in un momento di disperazione durante la depressione post-parto. Un buon film quello di Fabrizio Cattani, senza infamia e senza lode, con toni di forte emozione ma anche grosso e grasso patetismo (come la recitazione di Daniele Pecci, che, pur provandoci, e l’impegno gli va riconosciuto, non riesce a scrollarsi di dosso la recitazione da soap opera post pranzo). La regia resta televisiva, non c’è alcuna trovata “da cinema”. Un filmettino godibile, passabile tranquillamente una sera in Tv. Tra i pregi l’aver trattato un tema difficile, certamente non abusato nel cinema nostrano. Interessanti ma anche forzate alcune soluzioni sonore, con volume a palla, piani sonori sovrapposti, assordanti, come unghie sulla lavagna, sintomo di chi vuole emozionare nascondendo un’insicurezza e una pochezza di idee visive.


Venezia 68° – Himizu: la recensione

9 settembre 2011

11 marzo 2011: Tokyo e il Giappone vengono colpiti da uno spaventoso terremoto di intensità 8.9 e da un conseguente tsunami con onde alte fino a 10 metri. E’ da questo fatto reale di inaudita drammaticità che prende le mosse Sion Sono, esponente di punta del cinema made in Japan, per “Himizu”, pellicola da lui presentata in concorso a Venezia 68. Un’opera sconvolgente, viscerale, che scuote e stringe a due mani il cuore e lo stomaco dello spettatore… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e diventa FAN su Facebook)


Venezia 68° – Terraferma: la recensione

8 settembre 2011

Due donne, due culture diverse, due (nuovi)mondi così lontani così vicini. E una comunità di malavoglia che s’interroga sulla contrapposizione tra legge del mare e legge dell’Istituzione. “Terraferma” di Emanuele Crialese, primo film italiano in concorso alla 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ruota attorno ad un interrogativo: cosa fare quando si fronteggiano la sacra filosofia dell’accoglienza (legge di natura) e i severi dogmi creati dal mondo civilizzato (legge di Stato)? Continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e diventa FAN su Facebook)


Venezia 68° – Sal: la recensione

7 settembre 2011

12 febbraio 1976. Sal Mineo, di ritorno da una prova generale dello spettacolo teatrale “P.S. Your cat is dead”, viene accoltellato nel vicolo dietro casa. Un solo colpo, al cuore, con conseguente emorragia interna. James Franco, noto al grande pubblico per la convincente prova in “127 ore” di Danny Boyle, sceglie questo giorno di vita, l’ultimo, per tratteggiare e rispolverare una personalità spentasi e dimenticata troppo presto, quella dell’attore italo-americano Sal Mineo appunto. E riesce nel suo intento… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e dventa FAN su Facebook)


# 3 – Venezia 68: A Dangerous Method, Contagion e… l’interruzione fatale!

5 settembre 2011

A Dangerous Method: L’ultimo film di David Cronenberg è un bel film, si fa guardare, si fa seguire. Ma non lascia nulla allo spettatore. Anzi, quasi nulla. Perché la prova di Keira Knightley è da premio Oscar. Sintomo di un cinema che, come già aveva fatto Aronofsky con Natalie Portman in Black Swan, vuole mostrare di quale pasta sono fatte le attrici del Terzo Millennio. Schizzata, profonda, balbuziente col mento in fuori, indemoniata, perversa. Il personaggio della Knightley è tutto questo. E lo cala in una vicenda realmente accaduta: la relazione con il noto psicologo Jung, interpretato da un impassibile e coriaceo Michael Fassbender.

E’ però un Cronenberg diverso dal solito. Rispetto alle pellicole precedenti non abbiamo quel godurioso sangue sgorgante da volti sfigurati, né trip mentali di alcun genere. Il regista di Inseparabili è più classico, pare ammorfinato, moderatamente psicologico e psicotico. Insomma, non si sbilancia, e questo è il difetto della sua pellicola, che coinvolge ma non emoziona, lasciandoci in mano un pugno di mosche (semi-citando la sua opera del 1986).

L’interruzione… voceeee: Pala Biennale, mancano 10 minuti alla fine del film di Cronenberg. Improvvisamente salta l’audio, mentre le immagini continuano a scorrere. E’ il panico. Il pubblico in rivolta incomincia ad urlare “Voceee!”, “Non si senteee!”, “Ooooo alloraaaa!”. Addetti alla sala che corrono come cavalli impazziti per capire cosa sia successo. Alcuni spettatori si alzano e spazientiti si lamentano. Poi la voce automatica, come quella che annuncia i treni in ritardo o cancellati di Trenitalia, si fa forte: “Ci scusiamo per il disagio, la proiezione riprenderà a momenti!”. Poi il film è ripreso e la calma è tornata. Ma un pensiero resta: che skatch! Troppo divertente!

Contagion: Soderbergh convince solo a metà. Ci si aspettava un thrillerone tutto suspense e fiato sospeso con scorci apocalittici. Invece no. Lo stile è quello di Traffic, per fortuna privo di quelle insormontabili ricadute sonnolente che caratterizzavano la pellicola del 2000. Inoltre incappa nei soliti stereotipi: l’uomo dell’Istituzione che favorisce la salvezza dei familiari, il “profeta” del web che trascina alla ribalta una class-action antivaccino, ecc. Comunque non mi fraintendete: si vede e si gusta con piacere. Soderbergh è Soderbergh, è un maestro! Però delude le aspettative…


Venezia 68° – Tutti i nostri desideri (Toutes nos envies): la recensione

5 settembre 2011

Se fosse uno slogan pubblicitario potrebbe essere: Philippe Lioret, sinonimo di qualità. Dopo lo straordinario “Welcome”, il regista francese fa di nuovo centro con “Tutti i nostri desideri” (“Toutes nos envies”), presentato con successo alle “Giornate degli autori”. Un’opera intensa, capace di toccarci il cuore riunendo in un solo gesto pudore ed incisività.

Dopo la tematica dell’immigrazione, trattata mettendo alla berlina l’ultima discutibile legge francese, Lioret punta la macchina da presa sulle banche e i loro illeciti… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e diventa FAN su Facebook)


Venezia 68° – Scialla!: la recensione

4 settembre 2011

Un plebiscito. La Sala Grande della 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha accolto con una standing ovation e applausi scroscianti “Scialla!”, l’opera prima di Francesco Bruni che ha aperto la sezione Controcampo Italiano. Dopo una reazione del genere la domanda è: esagerazione o è tutto meritato? La risposta esatta è… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI (e diventa FAN su Facebook)


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