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Appartamento ad Atene: la recensione

Sull’onda di ben 27 premi vinti in oltre 50 festival internazionali, è finalmente approdato nei nostri cinema Appartamento ad Atene, opera prima di Ruggero Dipaola con Laura Morante e Richard Sammel, già noto al grande pubblico come il sergente Werner di Bastardi senza gloria. Film italiano più premiato del 2012, è un’opera tesa e pungente, che, pur con alcune sbavature, merita i trofei vinti (tra cui Miglior Film della Vetrina Giovani Cineasti Italiani al Festival di Roma 2011, il Globo d’Oro come Miglior Opera Prima e il Miglior Film al Los Angeles Greek Film Festival).

Atene, 1943. L’appartamento della famiglia Helianos viene requisito per ospitare il capitano Kalter, tedesco. Ospite rigido e inatteso, l’ufficiale nazista stravolge le loro abitudini, imponendo un’aura di terrore nelle mura domestiche. Intanto fuori imperversa la guerra e Kalter viene inaspettatamente convocato in Germania. Dopo due settimane ritorna, ma è un uomo nuovo, diverso. E’ pacato, mite, quasi apatico. Cos’è successo in madrepatria? Gli Helianos non sapranno rispondere a questo interrogativo fino a quando uno struggente dolore personale di Kalter porterà nuovamente scompiglio, e sangue, in casa… continua a leggerlo su http://www.cinemaerrante.it cliccando QUI

Venezia 69. Fill the void: la recensione

Questo matrimonio (non) s’ha da fare. Forse. Intorno a questo spunto si snoda Lemale Et Ha’Chalal (Fill the void) dell’israeliano Rama Burshtein in concorso a Venezia 69. Protagonista è Shira, diciottenne desiderosa di sposarsi in un mondo nel quale i matrimoni sono ancora combinati dai genitori. Ma la morte della sorella Esther, al nono mese di gravidanza, mette in crisi i piani della famiglia, costretti così a variare ed esplicarsi prima del tempo. C’è inoltre da accudire il piccolo figlio neonato della sorella defunta. Per sbloccare la situazione la madre propone a Shira di sposare, per il bene del piccolo, il marito vedovo della sorella, Yochai.

 

Il matrimonio come frutto del sentimento e necessità familiare. Le nozze come perno sacro della religione ebrea ortodossa in quel di Tel Aviv. L’eterno scontro tra legge del cuore e legge della famiglia, tra sentimento personale e sentimento “di sopravvivenza” prende casa tra le mura di una devota famiglia guidata da un saggio e pecunioso rabbino. Ma non è detto che i due “dogmi”, semplificabili in Desiderio e Legge, siano inconciliabili… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it

C’era una volta… Pixar: Cars

Miglior film d’animazione ai Golden Globe 2007, Cars – Motori ruggenti è l’ennesima perla per il grande schermo firmata dalla Disney-Pixar di John Lasseter. Saetta McQueen è la più fulgida promessa tra le auto da corsa della Piston Cup americana. E’ determinato, grintoso, rombante, ma anche egoista, arrogante, presuntuoso. Durante il trasferimento in California, dove si disputa una storica finale a tre, rimane isolato sulla Route 66 nella desertica e triste cittadina di Radiator Springs. Qui conosce tipi a dir poco strambi come il cigolante carro-attrezzi Carl, il saggio Doc Hudson, il meccanico factotum Luigi, il suo piccolo aiutante Guido, e molti altri. Per Saetta McQueen alcuni giorni lontano dal caos mediatico si traducono in un vero toccasana per conoscere meglio se stesso e le priorità della vita.

Dopo i giocattoli, gli insetti e i pesci, in Cars sono le automobili a prendere “sembianze” antropomorfe. E la Pixar ci riesce ancora una volta con straordinaria maestria e semplicità, forgiando occhioni che scorrono sul parabrezza, radiatori trasformati in mustacchi, paraurti diventati mandibole ciondolanti… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it

De rouille et d’os: la recensione

Confrontarsi con un film di Jacques Audiard è come salire volontariamente su un ring, coscienti e pronti ad incassare una raffica di colpi bassi che fratturano e rigenerano. Così è stato nel 2009 con Il profeta, e così è con il suo ultimo capolavoro De rouille et d’os, che, interpretato brillantemente dall’accoppiata Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts, ha scandalizzato il Festival di Cannes 2012.

Sul grande schermo, una storia d’amore vigorosa e lancinante, che suscita uno shock prima che commozione. Ali, bellimbusto iroso e tutto d’un pezzo, si trasferisce col figlioletto di 5 anni dalla sorella, cassiera in un supermarket ad Antibes. Trova lavoro come buttafuori in una discoteca e qui, galeotta una rissa tra clienti, conosce la bella e sfuggente Stephanie, ammaestratrice di orche marine presso l’acquario della città. Ma un giorno, durante un’esibizione pubblica, un’orca invade e distrugge la sua postazione e la giovane donna si risveglia all’ospedale con le gambe amputate dal ginocchio in giù. Un evento tragico che condurrà queste due vite e due solitudini ad incrociarsi di nuovo, e per sempre.

Jacques Audiard ci regala quello che, senza se e senza ma, possiamo definire uno dei più bei film dell’anno. Un’opera densa, pastosa, ostica e ostile, amabile e dolce… continua a leggerla su http://www.cinemaerrante.it cliccando QUI

“Paradiso amaro”: la recensione

The Descendants di Alexander Payne, con George Clooney, era senza dubbio attesissimo al 29esimo Torino Film Festival. Stiamo parlando del director di About Schmidt (che valse a Jack Nicholson la nomination all’Oscar come miglior attore protagonista) e Sideways (Oscar come miglior sceneggiatura non originale). In questo caso il divo eletto è George Clooney e il plot è tratto dal romanzo “Eredi di un mondo sbagliato” di Kaui Hart Hemmings. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco. The Descendants è una ciambella senza buco, un bombolone sodo, un passo falso… continua a leggerlo su http://www.cinemaerrante.it cliccando QUI

Venezia 68° – Quando la notte: la recensione

Secondo film italiano in concorso a Venezia 68, “Quando la notte” di Cristina Comencini si pone sulla stessa linea dei precedenti “La bestia nel cuore” e “Il più bel giorno della mia vita”, ovvero sani drammoni sui temi della famiglia, la sessualità, gli affetti. In questo caso assistiamo all’incontro tra Marina (Claudia Pandolfi), mamma stressata e semi-sola con un bambino piccolo pestifero da badare e tirar su, e Manfred (Filippo Timi), guida alpina rabbiosa, scostante e silenziosa con una tragica infanzia alle spalle e nel cuore… continua a leggerlo su http://www.cinemaerrante.it cliccando QUI