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Venezia 69. Le mie recensioni su Bizzarro Cinema. Seconda parte

Cari amici di Onesto e Spietato, qui di seguito il link con la seconda parte delle recensioni da me scritte per il sito Bizzarro Cinema in occasione della 69esima Mostra del Cinema di Venezia.

http://www.bizzarrocinema.it/speciali/special/venezia-69-tutto-il-cinema-bizzarro-seconda-parte/

Si parla di E’ stato il figlio, Spring Breakers, The Weight e molti altri! Buona lettura! :D

Venezia 69. Le mie recensioni su Bizzarro Cinema. Prima parte

Cari amici onesti e spietati, eccomi tornato da Venezia 69! Come avete visto, durante i giorni del festival sono riuscito a pubblicare qualche post sui film visti, ma è un’impresa ardua a causa della pessima connessione wi-fi che la Mostra del Cinema offre. Conto quindi nei prossimi giorni di pubblicare altri post. In questo modo “l’onda veneziana” su questo blog durerà ancora…

Ma come sapete ero al Lido come “inviato” di Bizzarro Cinema. Ecco qui di seguito il link dove potrete trovare alcune delle recensioni scritte per questo sito fighissimo, che vi invito a seguire con costanza! In questa prima parte (domani la seconda!) troverete le mie recensioni su Paradies: Glaube, Outrage beyond, The millennial rapture, The cutoff man.

http://www.bizzarrocinema.it/speciali/special/venezia-69-tutto-il-cinema-bizzarro-prima-parte/

Domani la seconda parte! :D

Schiavismo, prossima fermata Manderlay

Secondo capitolo della “trilogia americana” di Lars Von Trier, Manderlay è un film disturbante e cupo che porta alla ribalta un’onerosa questione della Storia made in Usa: lo schiavismo. Prende le mosse dalla conclusione del precedente Dogville, quando Grace e padre danno fuoco alla città e fanno strage dei suoi abitanti. Giungono quindi in Alabama, nel paesino di Manderlay, e qui la giovane donna scopre un microcosmo retrò, ancora legato alle pratiche della schiavitù, nonostante siano passati settant’anni dalla sua abolizione in seguito alla Guerra di Secessione. Grace si prende a cuore la situazione del villaggio, finendo però per imporre la democrazia. Ma governo del popolo non fa rima con imposizione…

Al posto di Nicole Kidman c’è Bryce Dallas Howard (praticamente la sosia di Jessica Chastain!), ma la prova è ugualmente straordinaria. Il suo è un personaggio combattuto, convulso, contorto, controverso. Sentimenti opposti cozzano dietro il pelo svolazzante del suo cappotto e si scontrano con il cinismo di un padre impersonato da un Willem Dafoe freddo e irrigidito, spietato e a suo modo calmo.

Al loro fianco un cast artistico che sente il film come non mai, capitanato dall’accoppiata di colore Danny Gloover (sono lontani i tempi di Arma Letale!) e Isaach De Bankolè. Tutta una performance corale “asservita” ad una regia di Von Trier che, pur tendendo a discostarsi dal suo ormai  antiquato Dogma 95, si mantiene zoppicante… continua a leggerlo QUI

“The quiet family”: una risata vi seppellirà

Non aprite quella porta. Non sorpassate quella soglia. Quale? Quella della locanda di montagna della “tranquilla” famiglia Kang di Kim Jee-woon. Perché chi vi entra, non ne esce più… vivo. Infatti si esce morti, insacchettati in grossi nylon trasparenti il cui destino è l’humus di un secco, freddo e torbido bosco d’alta quota. A voi quindi la scelta se prenotare o meno una stanza, singola o doppia che sia…

Film d’esordio di Kim Jee-woon, The quiet family è una black comedy spassosa e irriverente, che mischia grottesco, horror, sangue e suspense. É l’incarnazione di quell’indole prettamente coreana incentrata sul mix di generi verso soluzioni artistiche di sicuro impatto. E nonostante la lontananza geografica del cinema coreano da quello occidentale (europeo e americano), siamo di fronte ad una commedia permeata da un’ironia così nera da essere universale, così come universali sono le risate che suscita. Una comicità, quindi, che non rimane circoscritta all’hic et nunc della “provincia orientale”… continua a leggerlo su http://www.bizzarrocinema.it cliccando QUI

“Thirst”: vampire movie ai limiti della provocazione

Il prete cattolico che divenne cavia medico-scientifica, la cavia che divenne vampiro assetato, il vampiro che divenne folle amante. Uno spunto di base che, con fare dissacrante e a briglia sciolta, mischia e sconvolge sacro e profano, umano e disumano, reale e draculesco. Thirst di Park Chan-wook è un film incredibile, per stomaci forti, cuori d’acciaio e animi non proprio puritani.

Va in scena una storia tanto inusuale (a dir poco!) quanto geniale, provocatoria e morbosa, come solo il cinema può e sa fare mescolando input e generi tra i più diversi. Sang-hyun è un prete cristiano devoto e amato dalla sua comunità che accetta di prestarsi ad un esperimento medico per testare un vaccino contro un virus letale. Ma qualcosa va storto. Il reverendo muore, poi si risveglia e scopre di essere un vampiro. La disperazione ha il sopravvento, ma presto s’invaghisce di una giovane donna. Una storia di amore molesto e sesso morboso, che lo porta ad infrangere il suo voto di celibato e castità. Vola via il colletto bianco, ed è solo l’inizio…

Liberamente ispirato a Teresa Raquin di Emile Zola e vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2009, Thirst è davvero un film scioccante. Fa dell’eccesso e dell’iperbole il suo stendardo, come di chi non è mai sazio di spudorata provocazione. Il pungolo fetish e sanguinoso colpisce ad libitum… continua a leggerlo su http://www.bizzarrocinema.it cliccando QUI

“Valzer con Bashir”: una guerra da (non) dimenticare tra cartoon e realtà

Si può dimenticare una guerra? È quanto si chiede il regista Ari Folman nel meraviglioso e scioccante Valzer con Bashir, vincitore del Golden Globe 2009 per il miglior film straniero. In seguito al racconto di un incubo ricorrente da parte di un amico, Folman s’interroga sul suo passato di soldato: ha partecipato o no alla guerra in Libano? La memoria fa brutti scherzi e cancella ricordi, mentre l’immaginazione è capace di forgiarne di nuovi, mai esistiti nella realtà. A suon di dialoghi/interviste e flashback tra l’immanente e l’onirico, Folman conduce se stesso e noi spettatori nel vivido e drammatico fatto del massacro di Sabra e Shatila del 1982. Insieme a Lebanon di Samuel Maoz, Valzer con Bashir si colloca quindi in quel filone di film che hanno come imperativo categorico il non voler dimenticare cosa è successo in Libano negli anni Ottanta.

Un lungometraggio biografico e universale, terapeutico e scarno, denso e cocente di emozioni. Un’opera mai vista prima, che non fa sconti alla realtà, che con determinazione recupera una memoria scomoda ma impossibile da dimenticare… continua a leggerlo su http://www.bizzarrocinema.it cliccando QUI