Archivi del mese: settembre 2012

“Appartamento ad Atene”: nei cinema il film italiano più premiato del 2012

Il film italiano più premiato del 2012. Approda venerdì 28 settembre nei nostri cinema l’acclamato Appartamento ad Atene di Ruggero Dipaola, con Laura Morante e Richard Sammel (che abbiamo ammirato in Bastardi senza gloria di Tarantino). Oltre ad aver preso parte a più di 50 festival internazionali, Appartamento ad Atene ha vinto ben 27 premi, tra i quali Miglior Film della Vetrina Giovani Cineasti Italiani al Festival di Roma 2011, il Globo d’Oro come Miglior Opera Prima e il Miglior Film al Los Angeles Greek Film Festival.

Ambientato nell’Atene del 1943, racconta dell’incontro/scontro della famiglia Helianos con il capitano Kalter, ufficiale tedesco che piomba nel loro appartamento come un ospite severo e inatteso. Intanto fuori c’è la guerra. L’ufficiale nazista parte, poi ritorna, cambiato. Non è più l’uomo crudele e dittatore di prima, ora è gentile, quasi mite. Ma quel ritorno nasconde un dolore privato pronto a scoppiare e travolgere nuovamente la tranquilla e impaurita famigliola greca.

La guerra “in interno”. Domestico e spirituale. Qui sta l’originalità del film di Dipaola, il quale si presenta ben altra cosa rispetto al solito war movie con cannoni, elmetti, fischi di pallottole, esplosioni. La battaglia c’è, ma si palesa per vie traverse. La guerra si fa sentire nei cuori dei protagonisti, nelle loro reazioni e paure. Appartamento ad Atene è un’opera fuori dal coro, affascinante, sfuggente, che offre un punto di vista “altro” sulla Seconda Guerra Mondiale (e non solo).

Particolarmente fortunati sono gli spettatori di Firenze e dintorni, poiché proprio venerdì 28 settembre potranno non solo vedere il film, ma anche confrontarsi con il regista Ruggero Dipaola e l’attrice protagonista Laura Morante. Dove? L’appuntamento è per le 20.30 presso il cinema Il Portico (via Capo di Mondo, zona Campo di Marte). I due special guest presenteranno il film e incontreranno il pubblico al termine della proiezione. Un’occasione da non perdere! :D

Biglietto intero: 7,50 euro

Biglietto ridotto: 5,50 euro. Valido per tutti i Fan della pagina ufficiale Facebook del Portico e gli iscritti alla newsletter.

Maggiori info QUI

“Cesare deve morire” candidato italiano agli Oscar 2013. Entrerà nella cinquina del Miglior Film Straniero?

Cesare deve morire dei fratelli Taviani è il candidato italiano agli Oscar 2013. Scelta giusta? Sì, senza dubbio. E lo possiamo dire a gran voce in relazione agli altri 9 film che erano in corsa per rappresentare il Belpaese. Nei “magnifici 10” made in Italy spiccavano, oltre al candidato stabilito dall’Anica, solo Reality di Garrone (tra pochi giorni nelle nostre sale) ed E’ stato il figlio di Ciprì (leggi la mia recensione), degni avversari che potevano mettere il bastone tra le ruote ai Taviani. Ma Cesare deve morire è un’opera così potentemente autoriale e magnetica da sbaragliare ogni concorrenza. Un film complesso, stratificato nei significati, dotato di una straordinaria fotografia, che trae nutrimento dal contesto in cui è nato: il carcere. Speriamo che Hollywood si accorga di questo!

Il resto dei candidati italiani erano “robetta”, una “categoria” che ingloba il deludente Bella addormentata di Bellocchio (leggi la mia recensione), il sopravvalutato Diaz di Vicari (leggi la mia recensione), Magnifica presenza di Ozpetek, La-bas di Guido Lombardi. Di contorno film-fantoccio a fare da riempitivo, opere che non avevano nessuna speranza: Posti in piedi in Paradiso di Verdone, Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, Gli equilibristi di Ivano di Matteo (leggi la mia recensione).

Quindi, il film dei Taviani è la scelta giusta! Non come lo scorso anno quando fu scelto Terraferma di Crialese (leggi la mia recensione) a discapito dei ben più meritevoli Habemus Papam di Nanni Moretti (leggi la mia recensione) e Corpo Celeste di Alice Rohrwacher (leggi la mia recensione).

Ma la domanda ora è: riuscirà ad entrare nell’agognata cinquina del Miglior Film Straniero?

La questione si fa complicata, spinosa, incerta, poiché ci sono rivali importanti schierati da altre nazioni. Su tutti è molto quotata, se non scontata, la presenza nelle finale Top 5 di Amour di M.Haneke (in rappresentanza dell’Austria) e Quasi amici di O.Nakache e E.Toledano (Francia, leggi la mia recensione).

Ma daranno filo da torcere anche Beyond the Hills di Cristian Mungiu (Romania), Sister di Ursula Meier (Svizzera), Children of Sarajevo di Aida Begić (Bosnia Erzegovina, premiato nella “Un Certain Regard” di Cannes e al nostrano Festival di Pesaro). Ci sono poi, tra gli altri, l’attesissimo No di Pablo Larrain (Cile), Pieta di Kim Ki Duk (Corea del Sud, Leone d’Oro a Venezia 69), Life Without Principle di Johnnie To (Hong Kong), Fill The Void di Rama Burshtein (Israele, leggi la mia recensione).

Detto questo, io penso  positivo! Cesare deve morire ce la può fare! Onore a Cesare? Onore ai Taviani!

E voi come la pensate? Siete d’accordo con me? Commentate, commentate, commentate!

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“Ribelle – The Brave”: il passo falso della Disney Pixar

Anche ai più grandi capita di sbagliare. E questo è quanto accaduto alla Disney Pixar con Ribelle – The Brave, senza dubbio un solcato passo falso che (purtroppo) lascia una macchia su una lunga serie di successi conservatasi immacolata dai tempi del primissimo Toy Story. Ne consegue che, raccogliendo plausi dopo plausi, l’aspettativa cresce, è sempre più alta. Ma se qualcosa va storto, si cade da molto in alto e il tonfo è parecchio rumoroso. Ecco, The Brave ha fatto un bel tonfo!

E questo perché, in genere, associamo la Disney Pixar a magia, divertimento, pillole morali mai banali veicolate a piccole dosi, stupore e, perché no, commozione (come ha dimostrato ampiamente il meraviglioso Up). Ma questa volta tutto ciò viene a mancare.

Divertimento: non sono sufficienti i 3 fratellini rossicci che come trottole schizzano qua e là tra il villaggio e il castello scozzese delle nobile famiglia protagonista. Così come non basta il pretendente tozzo e bozzone che parla una lingua ostrogota che solo lui comprende e sa articolare.

Pillole morali: i macro-temi di destino, libertà e ribellione s’intrecciano e si fanno sentire con forza, ma la mano è calcata con fare troppo didattico e didascalico, fino ad essere irritante e vano.

Stupore e commozione: non pervenuti.

Insomma, languisce il coinvolgimento dello spettatore, il quale se ne va alla deriva della noia. Enfatizzata, in primis, da un impiego del 3D assolutamente inutile. Gli “sfondamenti di schermo” della terza dimensione si contano sulle dita di una mano (a dir tanto!) e si è più volte tentati di liberare gli occhi da quei benedetti occhialini colorati. Non per sollevare sterili paragoni o rivalità, ma almeno la DreamWorks con Madagascar 3 ne ha fatto un uso invasivo e piacevole, che è esattamente quello che il pubblico vuole pur di flasharsi le pupille per un’ora e mezzo.

Tra Braveheart e Ivanhoe, Robin Hood e Lady Marion, stonehenge e fuochi fatui, Ribelle è la più classica e stantìa delle favole, con strega sdentata e simpatica, mutazioni da vanificare come nell’ennesimo L’incantesimo del lago, un finale con abbraccio e copertina da La Bella e la Bestia. Niente di nuovo, niente di più. E’ quindi palese come quest’opera si discosti ampiamente da tutta la precedente filmografia Disney Pixar, incentrata sul rendere umano ciò che non lo è (i giocattoli di Toy Story, le auto di Cars, i topi di Ratatouille, i robot di Wall-E, ecc.). Un tentativo di “novità” a cui rendere merito? Questo sì, sempre. Ma attenzione a non distaccarsi troppo dalla propria vocazione. Perché poi si sa, il pubblico è esigente. Dopo il dito, ti mangia la mano (altro che 3D!). Aspettiamo la riscossa di John Lasseter con Monsters University in arrivo nel 2013.

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“Magical Mystery Tour” dei Beatles al cinema solo per un giorno: mercoledì 26 settembre! A Firenze è al Portico!

Il 26 dicembre 1967 fu trasmesso in bianco e nero alle 20:35 su BBC1 come intrattenimento leggero in stile natalizio per un pubblico di famigliole con nonni e neonati annessi. Mercoledì 26 settembre 2012, a 45 anni di distanza, giunge per la prima volta al cinema. Di cosa sto parlando? Di Magical Mystery Tour, il film interamente ideato e diretto dai Beatles!! Sull’onda del successo di Sgt. Pepper, quale mezzo migliore di un film per lanciare il nuovo album con 6 memorabili nuove canzoni?

L’appuntamento è, come già detto, per questo mercoledì 26 settembre. E il film, in versione restaurata in HD con audio remixato in Dolby Digital 5.1, sarà corredato anche da un Making-Of con interviste inedite.

Per consultare i cinema che in Italia proiettano l’evento cliccate QUI.

Per i fiorentini il film-evento sarà proiettato solo al cinema Il Portico Multisala (via Capo di Mondo, zona Campo di Marte) alle ore 20.15 e 22.15.

Biglietto intero: 10 euro

Biglietto ridotto: 8 euro. Valido per tutti gli iscritti alla newsletter e tutti i fan della Fanpage ufficiale Facebook del Portico.

Maggiori info sulla proiezione fiorentina QUI.

“Il rosso e il blu” al cinema Portico di Firenze! Il 22 settembre ospiti Scamarcio, Buy e Piccioni!

Di film italiani sulla scuola italiana ne sono stati girati molti. Su tutti lo splendido La scuola di Daniele Luchetti, seguito dal ben più mediocre Auguri Professore. Momenti alti sono stati toccati con Io speriamo che me la cavo, momenti ben più bassi invece con i due Notte prima degli esami, i due esordi (o quasi) di Gabriele Muccino Ecco fatto e Come te nessuno mai, il pessimo La scuola è finita di Valerio Jalongo.

Il tema è ostico e ostile, e si fa presto a finire, come in un compito in classe, fuori tema, sconfinando nella storiellina d’amore che eclissa un’analisi dello stato (di salute) della scuola nostrana e delle persone che la “abitano”.

La sfida è quindi difficile. Nonostante questo Giuseppe Piccioni ha deciso di provare a domare un cavallo indomabile. Sarà infatti in sala da venerdì 21 settembre il suo ultimo film intitolato Il rosso e il blu, con protagonisti Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Roberto Herlitzka. Una commedia che si annuncia divertente e intelligente dopo il drammatico e da applausi Giulia non esce la sera del 2009.

Per i fiorentini un appuntamento speciale (assolutamente da non perdere!) è sabato 22 settembre al cinema Il Portico (via Capo di Mondo, zona Campo di Marte) alle ore 20.00 e 22.30. Ospiti della serata il regista Giuseppe Piccioni e i due interpreti Margherita Buy e Riccardo Scamarcio, che presenteranno il film al pubblico. :D

Biglietto: 7,50 euro

Maggiori info QUI

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#3 Flash postumo da Venezia 69: The company you keep, L’homme qui rit e Acciaio

The company you keep

Corri, Robert, corri!

Per la prima volta in 30 anni di carriera, Robert Redford si cimenta come regista di una spy story. Ed il gusto è un po’ vintage. The company you keep, pur piacevole grazie ad una sceneggiatura dai tempi (comici?) giusti e un cast all’altezza della lieve e costante suspense creata, è un movie stantìo, in naftalina, di quelli che avrebbero avuto un gran successo 20 anni fa. Doppie identità, documenti falsi, depistaggi da manuale, l’agente FBI che ha sul gozzo da anni un “caso di stato” irrisolto, il giornalista impiccione, ecc. Niente di più classico. E un Robert Redford che, nei panni del più tipizzato fuggitivo,è più agnello che leone. Un cocktail godibile ma invecchiato, buono per una serata tranquilla tra amici immersi nei popcorn.

Va però riconosciuto a Redford un indiscusso punto di merito: come ha tracciato e definito il personaggio da lui interpretato, ovvero l’avvocato Jim Grant. Un padre più che un eroe. Un uomo della folla, estrapolato dalla gente comune americana, che fugge e cerca di salvarsi, pur essendo cosciente di non aver via di scampo. Jim Grant non salta da un tetto all’altro e non spara con la precisione di un tiratore olimpionico. E’ un uomo/personaggio che libera The company you keep dal dispregevole appellativo di “americanata”.

Dimenticavo: un motivo in più per vedere questo film è la presenza di un imbiancato, slargato e imbolsito Nick Nolte.

L’homme qui rit

Tra I miserabili e Edward mani di forbice, L’homme qui rit di Jean-Pierre Améris, film di chiusura di Venezia 69, è una grande fiaba, magica e gotica, romantica e oscura. Protagonista è l’orfanello Gwynplaine, cresciuto con in volto uno sfregio incancellabile: un largo sorriso, da guancia a guancia, inciso sulla pelle con un coltello. Antesignano dell’arcinoto e amato Joker di Gotham City, il personaggio nato dalla penna di Victor Hugo porta le belle sembianze di Marc-Andrè Grondin, un V per Vendetta da carrozzone che colpisce grazie a una performance potente e misurata. Al suo fianco un Gerard Depardieu mattatore e imbonitore, che, tra poesia e prepotenza, ci lascia a bocca aperta come bambini per la prima volta al circo.

Un’opera dal gusto fantasy, che piacerà a chi ama il genere, senza fare troppo le pulci a passaggi narrativi a dir poco repentini. Così accade nelle fiabe raccontate prima di andare a letto, così accade on screen.

Dopo la deliziosa commedia Emotivi Anonimi, Amèris si confronta quindi con un genere totalmente diverso, e lo fa con successo. Una versatilità che ricorda quella del collega Francois Ozon. Ne seguirà le orme?

 

Acciaio

Piccolo mondo operaio incapace di uscire dalle quattro mura di Piombino. E di convincere pienamente. Acciaio, tratto dall’omonimo romanzo di successo di Silvia Avallone, è un filmettino che si fa vedere senza grosse pretese, pur non lasciando niente in mano una volta abbandonata la poltroncina rossa. Va in scena l’educazione sentimentale di due piccole donne amiche(tte) per la pelle, con contorno di fratello glaciale diligente in fabbrica fino ad essere il perfetto candidato alla “morte bianca” e biondina ritorno di fiamma che lascia il tempo che trova. Un film che arriva in parte, pur mettendo bene a fuoco la quotidianità sciatta e innocente di un paese immobile e inabbandonabile. La Piombino di Acciaio è, e rimane, una provincia meccanica e industriale.

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