Film 2012, ecco cosa ci attende…

30 dicembre 2011

Il 2012 è alle porte e ci aspetta un nuovo anno di grande cinema! Questo post è dedicato a tutti quei film che potremmo definire “imperdibili” (o quasi). Il “programma” è ricchissimo ed è difficile scegliere da dove cominciare… Credo però che un posto in prima fila debba essere riservato a J.Edgar (in sala dal 4 gennaio), il nuovo (annunciato e probabile) capolavoro di Clint Eastwood, con protagonista Leonardo Di Caprio nei panni del fondatore e capo dell’FBI, J.Edgar Hoover. Uscirà invece il 13 gennaio Shame, di Steve McQueen, pellicola che ha “eccitato” l’ultimo Festival di Venezia.

Una data da segnare sull’agenda è quella del 27 gennaio, quando usciranno in sala 3 filmoni: Mission Impossible 4 – Protocollo fantasma (di Brad Bird, con Tom Cruise nei panni dell’inossidabile Ethan Hunt), La talpa di Tomas Alfredson (regista di Lasciami entrare) e L’arte di vincere, baseball-movie di Bennett Miller con Brad Pitt.

Si preannuncia poi assai prolifico in termini di “qualità cinematografica” il mese di febbraio, grazie all’uscita del nuovo film di Martin Scorsese, Hugo Cabret, e dello Uomini che odiano le donne nella versione di David Fincher. Ma ci sono anche il drammatico e commovente Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry, con Tom Hanks e Sandra Bullock, sulla vita di un ragazzino che ha perso il padre nel crollo delle Torri Gemelle, l’attesissimo War Horse di Steven Spielberg e The Descendants di Alexander Payne.

Nei mesi successivi troviamo il fantascientifico In Time di Andrew Niccol, l’ennesimo episodio dell’amatissima saga di American Pie, il drammatico La mia vita è uno zoo di Cameron Crowe (regista di Almost Famous).

Tra giugno e luglio è poi prevista l’uscita di Prometheus di Ridley Scott, Il cavaliere oscuro – Il ritorno di Chris Nolan, The amazing Spider Man di Marc Webb e la nuova irriverente commedia dei fratelli Farrelly, I tre marmittoni. Chiuderà invece l’anno l’uscita di Lo Hobbit di Peter Jackson.

Non sono ancora note le data d’uscita in sala, ma ci sono inoltre il nuovo horror firmato Tim Burton, Dark shadows, interpretato dal suo pupillo Johnny Depp, il bellissimo (l’ho visto al TFF) 50/50 di J.Levine, Nero Fiddled di Woody Allen, All you need is love di Susanne Bier e il vincitore dell’ultimo Festival di Roma, Un cuento chino.

E ancora: il magico e fantasioso Pollo alle prugne di M.Satrapi e V.Paronnaud, Men in Black III, A simple Life di Ann Hui, Himizu di Sion Sono, Killer Joe di William Friedkin, La guerre est déclarée di Valerie Donzelli, Wilde Salomè di Al Pacino, Outrage di Takeshi Kitano, il cine-comic The Avengers.

Nel reparto dei film d’animazione giungeranno sul grande schermo L’era glaciale 4: Continenti alla deriva, la nuova chicca della Pixar Brave – Coraggiosa e ribelle e Madagascar 3.

Zoomando sul cinema made in Italy, potremo vedere Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana sulla strage di piazza Fontana, Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek, il discusso Diaz di Daniele Vicari sui pestaggi nell’omonima scuola durante il G8 di Genova, Io e te di Bernardo Bertolucci, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti. Troviamo poi Il comandante e la cicogna di Silvio Soldini, Un giorno questo dolore ti sarà utile di Roberto Faenza, E la chiamano estate di Paolo Franchi.

Nel genere commedia anche Benvenuti al Nord di Luca Miniero e l’ultima fatica di Carlo Verdone, Posti in piedi in Paradiso.

Insomma, c’è da leccarsi i baffi, la scelta è ampia, anzi sterminata! Quindi mi rivolgo a voi: quali sono quelli che non perdereste per niente al mondo? Ditemi la vostra Top 5! E lasciate pensieri, opinioni, dubbi, ecc. così da rendere ancor più pepata l’attesa del nuovo anno (cinematografico)!


Film 2011, la Top 10 di Onesto e Spietato

29 dicembre 2011

Il 2011 volge al termine ed è giunto il momento della Top 10 dei migliori film dell’anno. Mi riferisco a quelli usciti nelle sale italiane tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2011. Ovviamente sono i miei preferiti, quelli che per un motivo o per un altro mi hanno colpito di più! Eccoli:

 

1 – Habemus Papam di Nanni Moretti: un vero capolavoro che commuove e diverte. Un film sul (non) divino e l’umano troppo umano. Anche secondo i Cahiers du Cinema è il film dell’anno. A mio parere, avremmo dovuto mandare lui come candidato italiano agli Oscar 2012 al posto di Terraferma di Crialese… (ri)leggi la recensione

2 – Drive di Nicolas Winding Refn: eclettico e stiloso, è un’opera che coinvolge e strega. Refn è un regista favoloso, fuori da comune, dotato di originalità e personalità da vendere. Refn è Cinema. Capolavoresco non esiste come aggettivo. Lo conio io. Refn è un director capolavoresco… (ri)leggi la recensione

3 – Il cigno nero di Darren Aronofsky: “Perfetto, praticamente perfetto” afferma Nina nella scena finale. E così è questo gioiellino piumato di Aronofsky, un morboso psico-noir con la suspence di un thriller. Un’opera che cammina sul filo dell’eccesso senza mai cadere nel vuoto… (ri)leggi la recensione

4 – The Artist di Michel Hazanavicius: muto e in bianco e nero, è un film magico, pregno di nostalgia del cinema che fu, che incanta, lascia a bocca aperta, cattura gli occhi e l’anima. Destinato ad entrare nei manuali di storia del cinema… (ri)leggi la recensione

5 – Emotivi anonimi di Jean-Pierre Ameris: un film piccolo piccolo, che tra poche settimane cadrà nel dimenticatoio. Ma per me è una commedia indimenticabile, brillante, sorprendente, esilarante con intelligenza, come solo certi francesi sanno fare. Cioccolatoso, denso di “incredibile scioglievolezza”… (ri)leggi la recensione

6 – Una separazione di Asghar Farhadi: un sommo saggio di tecnica e contenuto, che stringe il cuore e appassiona. Non c’è sollievo, né lieto fine. Ma con Farhadi il cinema si fa cosa seria… (ri)leggi la recensione

7 – Midnight in Paris di Woody Allen: non sono un “alleniano”. Tutt’altro. In passato spesso Woody mi ha annoiato, ma questo film è una chicca prelibata, una squisita fiaba senza tempo. Leggiadro, magico, romantico, proprio come Parigi… (ri)leggi la recensione

8 – Carnage di Roman Polanski: gruppo di matti in interno, è un incantevole kammerspiel dove va in scena la fiera dell’acidità, divertendo fino all’eccesso e al surreale. Un Polanski d’annata. E un quartetto di attori capitanati da un mastodontico Christoph Waltz… (ri)leggi la recensione

9 – Venere Nera di Abdel Kechiche: sottovalutato e dimenticato troppo in fretta, è un’opera cruda e crudele, che strozza il cuore e la bocca dello stomaco, che parla agli occhi e alla mente. Tra Dickens e Rousseau, vanno in scena i (non) limiti di intrattenimento e scienza… (ri)leggi la recensione

10 – The Tree of Life di Terrence Malick: quando uscì in sala non ne parlai benissimo, mettendo in luce un evidente scarto tra magnificenza estetica e noia emozionale. Ma è un film che, nel bene o nel male, cambierà la storia del cinema. La sottile linea rossa l’ho rivisto a distanza di anni e l’ho rivalutato. Spero di fare lo stesso con questa pellicola…  (ri)leggi la recensione

 

E’ evidente che, come in ogni classifica che si rispetti, ci sono degli assenti illustri. Parlo di film come Super 8, This must be the place, Le idi di Marzo, Bronson, Il discorso del re, Terraferma, Tomboy, ecc. Ma bisognava operare delle scelte… queste sono le mie, ora tocca a voi! Quali sono stati i vostri film 2011 preferiti?? Quali avete amato alla follia?? Ditemi la vostra Top 3 o Top 5! Commentate, commentate, commentate!!


“Emotivi anonimi”: commedia natalizia d’incredibile scioglievolezza

28 dicembre 2011

Distribuito in Italia dalla lungimirante Lucky Red, Emotivi anonimi di Jean-Pierre Amèris è la vera commedia di questo Natale 2011. Oltre i cinepanettoni andati a male di Neri Parenti e Leonardo Pieraccioni c’è la dolcissima love story tra Jean-Renè (Benoit Poelvoorde) e Angelique (Isabelle Carrè), due impacciati ed emotivi cronici che troveranno nell’amore la loro terapia (d’urto). Due microcosmi costretti dal Destino ad uscire dalla propria campana di vetro per aprirsi al denso sapore dei sentimenti. Il tutto in una fabbrica di cioccolato da rilanciare sul mercato proprio come le loro due vite.

Una commedia deliziosa, brillante, sorprendente, come solo i francesi sanno fare. Esilarante con intelligenza, a partire dal titolo. Ci si ritrova in circolo per denunciare la propria dipendenza, non dall’alcol o dalla droga, ma dall’emotività. Un sentimento che, giunti ai titoli di coda, si trasforma da difetto in pregio, da condanna a dono, da malattia a indice di ottima salute (spirituale).

La sceneggiatura è un crescendo, romantico e ragionato, di battute e piccoli spunti di riflessione. Amèris ha compreso bene il concetto di tempo comico e diletta il pubblico con continue stoccate d’umorismo e sagacia. E si affida ad una coppia di attori protagonisti in stato di grazia. Benoit Poelvoorde è il Jim Carrey francese, dotato di una mimica facciale misurata ed esagerata allo stesso tempo. Nasocchio pronunciato, occhio da triglia fresca, sopracciglio elevato in segno di stupore. Naturalismo e teatralità si mescolano fino a strapparci fugaci e proibiti applausi a scena aperta. Al suo fianco Isabelle Carrè, che scioglie anche il cuore più ghiacciato con quei suoi occhioni manga e il sorriso dolce e imbarazzato. Paura, spensieratezza, determinazione scorrono nel suo sguardo teso e innamorato con estrema leggiadria.

Nei colori, in alcuni ritmi comici e nella sequenza musicale con Angelique nel “tunnel dello shopping” ritorna l’insegnamento del Francois Ozon di Potiche e Otto donne e un mistero. Allo stesso modo la scena della cena “col pendolare” al bagno ricorda molto quella en travesti di Robin Williams in Mrs Doubtfire di Chris Columbus.

Insomma, una commedia imperdibile, per tutta la famiglia (nonni compresi!), fatta di risate e respironi  liberatori di tensione emotiva, dotata di sofisticato acume e humor prorompente. Pur essendo perfetta per il Natale, e non per la Pasqua, è cioccolatosa, pregna di “incredibile scioglievolezza”.


Mosse vincenti: l’importanza di essere onesti…

16 dicembre 2011

Dopo aver trattato dell’immigrazione in L’ospite inatteso, Thomas McCarthy torna a confrontarsi con il tema del prossimo, di come s’intrecciano e filano le relazioni umane. Lo fa restando negli Usa di provincia, spostandosi da una cittadina del Connecticut ad una del New Jersey. Realtà piccole e particolari per messaggi grandi e universali.

Mike Flaherty è un avvocato che assiste persone anziane e, nel tempo libero, allena una scalcinata squadretta di giovanissimi players di lotta libera. Un giorno decide di diventare tutor del vecchio Leo Poplar, malato d’Alzheimer, per incassare la sua rendita mensile di 1500 dollari. Ma il suo piano viene scombinato dall’arrivo di Kyle, ovvero il nipote del signor Poplar…

In concorso nelle file del 29esimo Torino Film Festival, Win Win – Mosse vincenti è una brillante commedia morale, moralista e moraleggiante che, priva di quella fastidiosa spocchia di chi ci vuole fare la lezioncina su come “sarebbe giusto comportarsi”, avvinghia lo spettatore in una girandola di risate e riflessioni. La “predica” non proviene né resta ex cathedra, ma scende nella quotidianità di una cerchia di personaggi ben assortiti e ben tratteggiati, a noi vicini, estremamente veri e reali.

All’apparenza leggerino, ma assai tosto nei contenuti, è un film che ci interroga in prima persona: nei confronti del prossimo agiamo “a gratis” o per ottenere un utile? Che peso hanno in noi la “legge del cuore” e quella del Denaro? Quali i confini tra generosità, solidarietà sociale e interesse personale? Insomma, quali sono le mosse vincenti, nella vita, per essere persone oneste?

McCarthy sviscera tutte queste tematiche facendo leva proprio sui suoi characters, dipinti con tono, allo stesso tempo, impressionista ed aggressivo, con carezze e schiaffi motivatori. In questo microcosmo di personaggi compositi e poliedrici (nessuno è tutto buono o tutto cattivo), c’è chi spaccia il proprio desiderio per quello altrui, chi maschera l’egoismo con la carità, chi, per necessità, non ci pensa due volte a lucrare sugli altri per salvarsi dal baratro. Ma il marcio non prende il sopravvento. Uomini di buon senso e buona volontà hanno la meglio. Regole e princìpi non sono pesanti dogmi a cui sottostare, ma sani e forti gesti portatori di sollievo e gioia. Un film dove la porta stretta è sì più faticosa, ma anche più onesta di quella larga. Così l’arte dell’arrangiarsi e del reagire va in scena in un inaspettato finale “con olio di gomito”, che fa sorridere col cervello acceso. Un finale con una buona dose di buonismo che una volta tanto si fa accettare, ci sta, ci piace.

La sceneggiatura è in crescendo, con dialoghi curati e mai banali, colmi di sagacia e quotidiana vitalità, con battute strappa-sorriso a chiusura di ogni sequenza. E una volta tanto lo sport non è la solita e glabra metaforina calata dall’alto.

Protagonista è un Paul Giamatti formidabile, commosso e commovente. Il cinema americano si è accorto troppo tardi di lui come attore protagonista. Ma meglio tardi che mai. Dopo Sideways – In viaggio con Jack e La versione di Barney, ci regala una nuova prova che arriva dritta al cuore. Dietro quel volto da castorino senza barba, ha l’occhio lucido per la scena semi-struggente come quello vivido per la battuta frizzante. Lo affiancano una composta e incisiva Amy Ryan, uno spumeggiante Bobby Cannavale e un puntuale Jeffrey Tambor. Degne di nota anche le performance dell’esordiente Alex Shaffer, di Burt Young e della giovane Melanie Lynskey.

Leggilo anche su www.cinemonitor.it


“Bloodline”: sesso, zombie e rock’n’ horror

13 dicembre 2011

Sesso, zombie e rock’ n’ horror! Di questo trio di elementi si ciba Bloodline di Edo Tagliavini, bizzarro indie horror low budget che ha il merito di gettare nuova luce su un genere che in Italia non pratichiamo più molto, ma nel quale abbiamo eccelso con Dario Argento e Lamberto Bava. Due non plus ultra che non cito a caso, poiché nel cast tecnico del film figurano due loro stretti collaboratori: Sergio Stivaletti (per il trucco e gli effetti speciali) e Claudio Simonetti (per le musiche).

Siamo di fronte ad un horror che non si prende sul serio, che mischia con libertà e creatività filoni diversi: ghost story, zombie movie, slasher, porno. Un mescolone volontariamente confuso e confusionario (nel senso buono del termine), che riporta a galla un godurioso e divertito gusto anni Ottanta. Bloodline rovescia sul tavolo tutti gli elementi dai quali poter attingere per un nuovo decollo di quelli che un tempo chiamavamo “film del terrore”. Insomma, un occhio al passato e un occhio al futuro.

Un’opera citazionista e irriverente, che fa facilmente e volontariamente uso di banalità e stereotipi, una sorta di joke, di divertissement che ci lascia un continuo sorrisetto sulla faccia. Incappiamo in una bambina fantasma (molto simile alla piccola vampira di Lasciami entrare o alle gemelline di Shining) che si muove come un ologramma di Star Wars, zombie agili come lupi mannari con volti posseduti come in L’Esorcista di Friedkin, morsi con denti aguzzi e succhiotti strappapelle come nemmeno nel Bram Stoker’s Dracula di Coppola. Ma anche in sangue (bordeaux) a fiotti e schizzi “ad alta pressione”, operazioni a cuore aperto (rigorosamente senza anestesia), coltellate in bocca, strumenti di tortura alla Saw – L’enigmista, attori porno impotenti e improvvisati (intelligente e sottile quest’ironia sul genere a luci rosse), un killer – il “Chirurgo” – spietato e originale (sguardo da Corvo e look che ricorda vagamente l’assassino di San Valentino di sangue) perfetto per una breve saga sanguinolenta.

Ma non sono tutte rose e fiori (di sangue). Inevitabile qualche appunto sui dialoghi e sulla prova degli attori. Va bene, entrambi gli elementi non sono mai stati il punto forte degli horror. Ma qui si rasenta un ridicolo tendente all’inguardabile, roba da soap opera di serie C per under 16. Forse anche questa recitazione a dir poco amatoriale è voluta? Chissà, forse sì. I dialoghi poi, pieni zeppi di doppi sensi e battute facili, non fanno presa alcuna.

Tra pregi e difetti si muove anche la regia. Tagliavini alla mdp ha personalità. Macchina a mano, movimenti traballanti, ottime le scene nell’algido ambulatorio/obitorio del killer. Sa giocare bene con il montaggio alternato e parallelo. Ma forse, di abilità registica, ne mette in mostra un po’ troppa, sconfinando nell’esercizio di stile e di bravura. Peccato, perché bastava meno per dimostrare la sue indubbie capacità.

Accattivante il finale, che ci coglie di sorpresa.


“Sherlock Holmes – Gioco di Ombre”. Ecco la tecnologia Augmented Reality… una vera figata!

12 dicembre 2011

Il 16 dicembre esce nei cinema italiani Sherlock Holmes – Gioco di ombre, il secondo episodio sull’investigatore più famoso al mondo diretto da Guy Ritchie ed interpretato dall’accoppiata Robert Downey Jr. e Jude Law. Qualche giorno fa al cinema ho visto il trailer e ne sono rimasto folgorato, perchè la pellicola si preannuncia come molto spettacolare. Ditemi se non è così:

Ma altrettanto spettacolare è l’applicazione lanciata dalla Warner ad hoc per questo film. L’ applicazione è basata sulla tecnologia “Augmented Reality” e permette di interagire con una versione speciale del manifesto del film, che è quella che trovate in apertura di questo post. Per vederlo più grande e nitido cliccateci sopra oppure andate a questo link:

http://www.wbesb.com/esbsites/wbpi/it/sherlock/main/images/posters/intl_poster_10.jpg

A giocare non sono le ombre, ma noi spettatori. Come fare? E’ semplice e divertente: occorre scaricare l’applicazione Zappar su App Store o Android Market e puntare poi il proprio cellulare sul manifesto. Così, come per magia, si “sbloccherà” un contenuto video speciale del film. Quando il cinema incontra la tecnologia “a portata di mano”… non ci resta che provare! Per chi non si trattiene dalla curiosità ecco “in anteprima” cosa accadrà di fronte ai nostri occhi. Semplicemente fighissimo!

Ora non ci resta che scaricare, puntare e sparare! Bang!


Oscar 2012, e se a vincere fosse l’attore invisibile?

11 dicembre 2011

E se a vincere l’Oscar come miglior attore non protagonista fosse un attore “invisibile”? E’ questa la domanda che la 20th Fox rivolge al mondo lanciando la campagna “The time is now” per portare l’attore  Andy Serkis a stringere quella benedetta statuetta dorata. Serkis, chi era costui? Inglese, 47 anni, in origine attore di teatro e Tv in Gran Bretagna, è l’unico vero divo del motion capture. E’ lui che ha dato volto, anima e corpo al viscido Gollum de Il Signore degli Anelli, al King Kong di Peter Jackson, al Capitano Haddock de Le avventure di Tintin di Spielberg, allo scimpanzé Caesar de L’alba del pianeta delle scimmie. E proprio per quest’ultima performance potrebbe correre per un premio Oscar…

Il regista Rupert Wyatt lo ha definito il “Charlie Chaplin del motion-capture”, uno dei pochi “capace di abbracciare l’attuale tecnologia degli effetti visivi, sfruttando tutta la sua potenzialità espressiva”.

Serkis ha recitato Caesar indossando una tuta di lycra con sensori dappertutto e venendo filmato da speciali cineprese collegate ai computer che lo hanno trasformato nel suo “altro” animale.

E così critici e cinefili s’interrogano sulla regolarità e legittimità di questa nomination… Che dire dunque, io, detto molto semplicemente, sono favorevole. Se consideriamo come il digitale, inteso come immagine di sintesi, sia ormai un’affermata evoluzione del cinema, non vedo perché non si debba premiare chi “ci mette la faccia”… per di più con espressioni che ci commuovono, spaventano, divertono, sorprendono. Insomma, Andy Serkis ci fa provare delle emozioni? E allora premiamolo!

E voi cosa ne pensate? Sarebbe un premio giusto o sbagliato? Il mondo digitale è così imperante ormai da meritare riconoscimenti? Ditemi la vostra! Confrontiamoci!


TFF 2011 – The Descendants: la recensione

9 dicembre 2011

The Descendants di Alexander Payne, con George Clooney, era senza dubbio attesissimo al 29esimo Torino Film Festival. Stiamo parlando del director di About Schmidt (che valse a Jack Nicholson la nomination all’Oscar come miglior attore protagonista) e Sideways (Oscar come miglior sceneggiatura non originale). In questo caso il divo eletto è George Clooney e il plot è tratto dal romanzo “Eredi di un mondo sbagliato” di Kaui Hart Hemmings. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco. The Descendants è una ciambella senza buco, un bombolone sodo, un passo falso… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI


The Artist: la recensione

7 dicembre 2011

Vincitore a Cannes 2011 del premio al miglior attore (Jean Dujardin), The Artist di Michel Hazanavicius è un’opera magica, pregna di nostalgia del cinema che fu, che incanta, lascia a bocca aperta, cattura gli occhi e l’anima. “Non ne fanno più di film belli come quella di una volta!” ripetono spesso i nonni, intrisi della filosofia del “si stava meglio quando si stava peggio”. Michel Hazanavicius riesce invece, negli anni Zero invasi dal 3D, a forgiare un’opera non solo bella, ma anche come quelle di una volta… continua a leggerlo su www.cinemaerrante.it cliccando QUI


“Il giorno in più”: il film di cui fare a meno

6 dicembre 2011

Premessa: adattare per il grande schermo un libro di Fabio Volo non è certamente cosa facile. Sono zibaldoni di pensieri, situazioni, emozioni di un adulto (?) in chiave teenager. Ammetto – mea culpa! – di aver letto in passato il suo primo libro, Esco a fare due passi, e credo di essere cosciente, ahimè!, delle possibili difficoltà riscontrabili nel passaggio dalla carta stampata all’immagine in movimento. Fine premessa.

Da qualsiasi love story, anche la più sterile, ci aspettiamo in genere che ci lasci qualcosina dentro: una frase, un’immagine, una sensazione, uno spunto di riflessione, o volendo pure un sentimento negativo come la ripugnanza, l’amarezza, la tristezza, la pietà più bieca. Ciascuna di queste cose anche in dimensione batterica, cellulare, minuscola come una briciola atomica. Il giorno in più di Massimo Venier (Generazione 1000 euro), con Fabio Volo e Isabella Ragonese, non raggiunge nemmeno il “minimo sindacale”. Forse per troppa ansia da prestazione, scatta la cilecca. Il film lascia poco, poco, poco, aiutatemi a dire poco!

La vicenda è sempre la stessa, la più banale possibile: Giacomo Pasetti è un quarantenne eterno immaturo che ama e abbandona ragazze come fossero caramelle gommose da scartare e gustare in compagnia. Una routine che viene infranta quando sul tram s’innamora a prima vista di Michela. Ma la loro storia è destinata ad avere vita breve, poiché lei il giorno seguente deve partire per New York…

Ok, una giovine (come direbbe mia nonna) romanticona potrebbe dirmi: “Sì, ma in amore le storie più semplici sono le più belle!”. Se poi sono con traversata oceanica ancora meglio. Ma, ribatterei io, il confine tra semplicità e pochezza tendente alla nullità è sottile, labile, facilmente superabile.

Il risultato è un filmettino che strappa qualche risata, ma anche molti occhi alzati al cielo per le vacuità che racconta. Scarso l’appeal emozionale nei confronti dello spettatore. Il film non coinvolge e non tenta minimamente neppure la più remota possibilità d’immedesimazione. Si rimane ad una superficialità cosmica, eterea, impalpabile. C’è sì qualche frase bellina per innamoratini ciuciù, ma anche queste non attecchiscono nella nostra anima. A poco serve la sognante colonna sonora che c’inebria sin dal trailer. I titoli di coda sono liberatori come la campanella della ricreazione a scuola.

Rende ancor più amaro il boccone l’ambaradan commerciale che ruota attorno al film: a metà ottobre è uscito, su carta e in ebook, l’ultimo libro di Volo, Le prime luci del mattino (in un mese e mezzo il pubblico compra, legge, ama e attende il film tratto dal precedente bestseller); pochissimi giorni fa, con puntualità svizzera, è uscita l’edizione speciale illustrata (mancano solo le figurine da colorare!) proprio de Il giorno in più.

Questa pellicola è inoltre l’ennesimo esempio di commedia italiana inflazionata e rovinata da un product placement vorace e divorante. Primi su tutti i marchi Agnesi e Togo sparati in primo piano senza lasciare via di scampo ai nostri bulbi oculari. Un virus che ha colpito, di recente, solo per fare due esempi, anche Lezioni di cioccolato 2 e Immaturi. Insomma, va bene che i dindini muovono il cinema, ma così l’ammazzano e schiavizzano/sminuiscono l’impegno di bravi sceneggiatori (penso a Fabio Bonifacci per i film di Luca Lucini).

La prova dei due attori protagonisti, Fabio Volo e Isabella Ragonese, è ordinaria, leggerina, disimpegnata. La parte è la loro, lo sforzo è minimo, il risultato gioca a ribasso. Il primo si nasconde ormai dietro la sua faccetta da cresciuto puttino barbuto e un sorrisetto malandrino, capace di stendere inspiegabilmente la metà delle 30enni presenti in sala (l’altrà metà se la dorme…). La seconda, pur dotata di una solare bellezza acqua e sapone, stona alcune note di recitazione come una dilettante. Ma cosciente di questo, sa come fare “poggio e buca” recuperando i punti persi con il successivo sguardo languido da ragazza della porta accanto. Insomma, si salva in corner. Lei. Il film no…


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