Il primo incarico, sui passi di maestrine fuori sede

Diario di una maestrina di campagna del Secondo Dopoguerra. Un piccolo mondo antico dal sapore ancora attuale. “Addio mia bella addio” e con una staffetta di mezzi d’avventura giovani insegnanti raggiungevano località sperdute nel nome di un’alfabetizzazione da riaffermare nell’Italia dei primi anni Cinquanta. Una realtà ancora attuale negli anni Zero, fatta di laureate che macinano chilometri in pendolare per portare la pagnotta a casa ed educare le generazioni di domani. E così Nena, la protagonista, interpretata da una compita Isabella Ragonese, lascia il suo brullo e bianco paesino natio, una Granada della Magna Grecia, per raggiungere un freddo e nebuloso borghetto fatto di 3 case messe in croce. La dolente fatica della dipartita, un amore borghese e impossibile da gestire a distanza, il dovere della pedagogia, la voglia di farsi una nuova vita. Giorgia Cecere riesce a rendere tutto ciò grazie ad una regia mai banale (c’è un’estrema ma non virtuosistica varietas nelle posizioni della mdp) e ad una colonna sonora da far west annacquato mischiato ad una chiatarra strimpellata da pizzica malinconica.

E’ evidente l’influsso che Olmi e Amelio hanno avuto sulla Cecere. Ma non è un nudo e crudo copia e incolla dai due maestri. Da Olmi ha ereditato quel fare descrittivo dal gusto lirico tra campi, cavalli, letti cigolanti, porte col chiavistello (L’albero degli zoccoli). Da Amelio quell’occhio di riguardo pregno di affetto materno e sottile empatia nei confornti dei piccoli protagonisti (Il ladro di bambini). Ma la soluzione finale è personalissima, affascinante, lentamente coinvolgente. Frutto già maturo di un cinema che ha ancora qualcosa da dire e che pesca oltre i confini italiani, come nel Non uno di meno di Zhang Yimou. Il primo incarico? Buona la prima!

Voto: 7,5

 

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