The Ides of March: Eh bravo George! Sì, perchè dietro la macchina da presa conferma di saperci fare. Un buon film politico, ben scritto, denso di battute fulminanti che strappano risate. La sceneggiatura è il dolcificante che fa mandar giù lunghi campo-controcampo a tavolini in controluce. Al genere politico aggiunge uno schietto realismo privo di quel piglio da thriller che ci si aspetta sedendosi sulla poltroncina. La prova del cast artistico è pregevole: George Clooney si trova (come sempre) a suo agio nel fare lo splendido (mancano solo le solite cialde del caffè nella borsetta!); Ryan Gosling ha talento da vendere; Philip Seymour Hoffmann (sempre più panzone) è straordinariamente convincente, proprio come Marisa Tomei, che con piacere vediamo nei panni di un’occhialuta e semi-bruttoccia giornalista, lontano anni luce dai nudi mostrati in Onora il padre e la madre e The Wrestler.
Vivan las Antipodas: Il mondo gira, si capovolge e Kossakovskij ci conduce ad esplorare Argentina e China, Cile e Russia, Hawaii e Botswana, Nuova Zelanda e Spagna. Località agli antipodi del globo terreste, ovvero diametralmente opposte. Gran bella idea, supportata da una fotografia impareggiabile, da cartolina, da picture scaricata da Google. Di contorno qualche bella frasina/sentenza/metafora da finto documentario alla Herzog scritta nella propria stanzetta. Da non dimenticare una colonna sonora brillante, pizzicata, vagamente balcanica. Ma basta tutto ciò a fare un buon film? Un drammaturgo sosteneva che quando c’è attenzione le sedie in sala non scricchiolano. Ma questo spesso accade anche quando qualcuno di appisola.
Red Carpet di The Ides of March: fare le foto durante il tappeto rosso del film d’apertura è un vero suicidio, in particolare di fronte ad un cast del genere. E sarebbe da brevettare e promuovere la “foto di spalle” al divo. Una nuova forma d’arte. Considerando che attori e attrici guardano solo e soltanto verso le giganti macchine fotografiche dei giornalisti.
Stupore e disorientamento: stamani mi dirigevo al Pala Biennale e il mio sguardo si è fermato su una bambina con un casco rosa che montava in motorino con il nonno. Se ne stava impietrita guardando la coda e la ressa che si era formata di fronte alla Sala Darsena. Chissà cosa pensava: secondo me che siamo una marea di invasati…













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