Archivi del mese: novembre 2010

TFF, più qualità e meno red carpet

“Se dovessi giudicare, darei cinque stellette a sei titoli, quattro stellette a tutti gli altri e a uno solo due stellette e mezza”. Così Gianni Amelio commenta la qualità dei film della 28esima edizione del Torino Film Festival che si svolgerà dal 26 novembre al 4 dicembre, del quale è per la seconda volta consecutiva il direttore. Un festival dove si baderà più alla sostanza e meno al tappeto rosso. Primo fiore all’occhiello è il film di chiusura: Hereafter del leggendario Clint Eastwood. “L’abbiamo chiesta in tre (anche Venezia e Roma) , non siamo stati i primi a farlo e non avevamo il fucile puntato. La Warner, che distribuisce la pellicola in Italia, ci ha dato una mano, hanno avuto uno sguardo acuto e hanno pensato che a Torino Hereafter avrebbe avuto maggiore visibilità” ha detto Amelio.

 

Sarà invece Contre toi, di Lola Doillon e con Kristin Scott Thomas, ad aprire la kermesse cinematografica al Teatro Regio il 26 novembre sera.  Proiezione che apre un programma davvero ricchissimo: 234 titoli, tra cui 30 anteprime mondiali, 24 internazionali, 9 europee e 73 italiane. Tra i grandi nomi spiccano Danny Boyle con 127 Hours, pellicola sullo sportivo Aaron Ralston (interpretato da James Franco) intrappolato tra i pendii rocciosi di un canyon nel deserto dello Utah; John Carpenter, presente con il suo nuovo horror The Ward; Peter Mullan (Leone d’oro a Venezia nel 2002 con Magdalene Sisters) con Neds e Richard Loncraine con l’atteso Due presidenti, sulla “special relationship” tra Tony Blair e Bill Clinton, impersonati da Michael Sheen e Dennis Quaid.

 

Tra i 16 film in concorso (chiamati ad essere giudicati da una giuria capitanata da Marco Bellocchio) figura una sola opera made in Italy: Henry, noir di Alessandro Piva (Lacapagira, Mio cognato) interpretato da Carolina Crescentini e Michele Riondino. Tra le altre pellicole in gara, degne di nota sono: direttamente dal Torornto Film Festival The Bang Bang Club di Steven Silver; dal Sundance Film Festival Winter’s bone, premiato anche al Festival di Berlino 2010; Four Lions, opera prima di Chris Morris, feroce commedia che porta sul grande schermo la storia di quattro maldestri musulmani decisi a diventare terroristi. Ma anche Vampires di Vincent Lannoo, sulla vita quotidiana dei Dracula moderni e Infedele per caso di Josh Appignanesi, sulla crisi di identità di un padre musulmano che scopre di essere stato adottato da genitori ebrei.

 

Nella sezione “Festa mobile” sono ben 30 i titoli inediti per l’Italia. Tra questi Burlesque con Cher e Christina Aguilera. Attesa anche per Rcl – Ridotte Capacità Lavorative con Paolo Rossi sui drammi della Fiat di Pomigliano d’Arco, Napoli 24, dove 24 registi partenopei parlano della loro città, Il pezzo mancante di Giovanni Piperno su Edoardo Agnelli.

Nella sezione “Rapporto Confidenziale”, dedicata al cinema indipendente internazionale, meritano una menzione speciale la pellicola coreana I saw the devil di Ji-woon Kim e l’horror prodotto da Eli Roth, L’ultimo esorcismo. Non manca poi il film apocalittico con Vanishing on 7th Street di Brad Anderson con Hayden Christensen.

Ci saranno 2 retrospettive: una dedicata a John Houston e l’altra al russo Vitalij Kanevskij. Saranno ricordati Claude Chabrol (sarà proiettato A doppia mandata del 1959) e Corso Salani (morto il 16 giugno scorso), mentre il Gran premio Torino andrà a John Boorman.

Nella sezione “Figli e amanti”, Dario Argento, Saverio Costanzo, Carlo Mazzacurati, Daniele Luchetti e Carlo Verdone parleranno dei film che li hanno convinti a far cinema. Sarà inoltre presentata in anteprima la versione restaurata de Il ponte sul fiume Kwai (vincitore di 7 premi Oscar) e infine ci sarà un omaggio a Piero Vivarelli con la riproposizione di Codice d’amore orientale.

Insomma, per usare le parole di Gianni Amelio, “ce n’è abbastanza da lasciare gli amanti del cinema soddisfatti per almeno un paio di mesi”.

Fonte: http://www.cinemonitor.it

Link: http://www.cinemonitor.it/contenuto.asp?uid=8J1NBKDNGSQJ5A61JKV78IK1K2DL1DSB1BGAMZZA8

Torino Film Festival, I’m coming!

Ebbene sì, dopo il Festival di Venezia dei primi di settembre me ne vado qualche giorno al Festival del Cinema di Torino. Ci starò solo quattro giorni, ma è quanto basta per assaporare l’atmosfera di una kermessse sempre più di qualità… Inoltre la fortuna mi assiste considerando due fattori: che al 90% incontrerò la neve (brrrrrrr!!!) e che in questi pochi giorni (da domani a martedì 30 novembre) avrò la possibilità di vedere alcuni dei film più attesi come Contro toi, 127 hours di Danny Boyle, l’horror The ward di John Carpenter e Jack goes boating, esordio alla regia di Philip Seymour Hoffman. Si preannuncia un grande festival che spazia dal dramma alla commedia feroce, dall’horror vecchio stampo a pellicole “politiche”.

Quindi questo blog si ferma per qualche giorno… vi prego non mettetevi a frignare ora…anche perché tornerò con una vagonata di nuovi pensieri cinematografici sui film che vedrò…

Se avete voglia di capire in quale mondo delle meraviglie vado a tuffarmi, leggete l’articolo che segue!

Una vita tranquilla: il cinema italiano è vivo

Ciascuno di noi ha il diritto di farsi una vita tranquilla. Anche Rosario Russo (Toni Servillo), chef cinquantenne dalla barba color fuliggine che in Germania ha messo su famiglia e gestisce un albergo-ristorante. Un giorno si presentano al bancone due ragazzi italiani, Diego ed Edoardo. Il passato bussa con prepotenza alla porta di Rosario, che viene così travolto da un vortice di eventi ritenuti sepolti da dodici anni.
Dopo aver debuttato nel nome della commedia leggera in un episodio nell’interessante 4-4-2 e con il goloso Lezioni di cioccolato, Claudio Cupellini si guadagna con merito il posto di grande regista del cinema italiano che verrà. Una vita tranquilla è una possente prova dietro la macchina da presa. Un noir senza trucco pesante, godibile da un pubblico ampio. La camorra c’è e si vede, ma senza l’eroismo dell’antimafia televisiva. L’atmosfera grigia e lugubre, il freddo delle acque e la “sacralità” della selva nera che circonda il ristorante di Rosario ricordano l’ambientazione de La ragazza del lago.
La pellicola è un puzzle perfetto di tutte le sue componenti tecnico-estetiche. Il soggetto profuma di nuovo, la sceneggiatura di ferro non lascia niente al caso, la fotografia avvolge. Nessuna inquadratura è superflua, il montaggio trascina con sé lo spettatore senza dargli il tempo di tirare il fiato, la colonna sonora tiene alta la tensione. Il giovane regista ha pure il polso fermo per guidare con veterana maestria un Toni Servillo d’annata, come solo Paolo Sorrentino era riuscito a fare nel trittico L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore e Il divo. Servillo, vincitore della statuetta come miglior attore al Festival del Cinema di Roma 2010, è meno istrionico del solito, ma proprio per questo più intenso, concentrato, vero. Ogni sua battuta (non poche anche in tedesco, seppur con una leggera cadenza meridionale) e smorfia sul viso leggermente paffuto si traduce in emozione per Rosario e in brividi sulla schiena per lo spettatore. Al suo fianco prive di sbavature anche le prove dei due giovani Marco D’Amore e Francesco Di Leva.
Insomma, Una vita tranquilla è un’opera di pregiata fattura, destinata a non cadere nella fossa dell’oblio che colpisce molti film di oggi.

Link: http://www.cinemonitor.it/contenuto.asp?uid=YF8RSEYS6AK7IYN26SZNOGQEJOQN9G24BHP7UM3ZB

In carne e ossa

Viola (Alba Rohrwacher) ha 25 anni, è anoressica, depressa e odia i suoi genitori. Quest’ultimi sono sposati da una vita, carica però di insoddisfazione e astio cocente. Un giorno, con lo scopo di curare la giovane, arriva nella loro villa un noto psichiatra francese, Francois (Ivan Franeck). E gli equilibri, già precari, saltano definitivamente.

L’opera prima di Christian Angeli ha il pregio di portare sul grande schermo un tema non abusato dal cinema italiano: l’anoressia. L’ultimo tentativo risale all’intenso, morboso e angosciante Primo amore di Matteo Garrone del 2004. Ma un pregio, se non saputo trattare a dovere, rischia di diventare un mezzo difetto. In carne e ossa è affetto da questa patologia. L’idea di fondo del soggetto, troppo ardita, sfugge di mano all’esordiente regista, il quale anzi finisce fuori tema gettando nel calderone altri spunti (non ben sviluppati) connessi agli impicci della sanità e al rapporto medico-paziente.
La regia manca di stile omogeneo alternando momenti di estrema stasi ad eccessi improvvisi (è sufficiente citare quando Viola s’ingozza di cibo fino a gettarsi col coltello sulla mano di Francois, ferendolo, o quando quest’ultimo scaglia manciate di sassolini contro la giovane che subisce passiva). E inoltre oscilla senza vie di mezzo da inquadrature troppo televisive (territorio dal quale Angeli proviene) ad altre con angolazioni ingiustificate (e poco funzionali ai fini delle sequenze) che spiazzano lo spettatore. Rimane abbozzata anche la buona idea di quell’ “occhio esterno” che, strusciando su rami e pareti, scruta ambiguo e silenzioso l’evolversi della crisi familiare.
Nell’impianto teatrale di questa villa isolata dal mondo, spicca però la performance attoriale di Alba Rohrwacher, che si dimostra vera punta di diamante del cinema italiano del 2000. Profonda e calata nella parte con un’intensità che riecheggia la strepitosa prova alla corte di Pupi Avati ne Il papà di Giovanna. Al suo fianco stona però un Ivan Franek che veste in modo impacciato e poco credibile i panni di uno psichiatra privo del carisma e del self-control che si addice a questa professione.

Link: http://www.cinemonitor.it/contenuto.asp?uid=6M8RPXHQS5PTJ73ASN1KSBC6PZHIJT3HIMXNDFT74

Il tradimento ai tempi di Santa Maradona

- Le corna gliele ha fatte Marco.

– Ma chi, quell’essere mitologico? Quello col corpo di uomo e la testa di cazzo?

dal film “Santa Maradona”

Il cinema è un sogno

Il tempo dei miei film, anzi di tutti i film, è molto vicino a quello dei sogni. Mi sembra che tutto il cinema sia fatto della stessa materia dei sogni. – Bernardo Bertolucci